
Stefano Nerozzi, pistoiese di nascita è stato per circa 40 anni lo storico chitarrista degli Overa, il cui
ultimo disco è stato recentemente recensito in questa rubrica.
Parallelamente a questa attività, ha avuto una sua carriera solistica iniziata nel 2007 con l’album Cromatico, autoprodotto e costruito su loop di chitarra e disparati timbri di effetti per chitarra. Dieci anni dopo viene pubblicato il suo secondo LP intitolato Pause di Silenzio per l’etichetta Il Popolo Del Blues che contiene suggestioni e episodi di timbriche poliedriche.
Nel 2023 grazie al chitarrista calabrese Francesco Loccisano scopre la chitarra battente uno strumento a 5 ordini di corde (10 corde metalliche disposte in 5 ordini doppi oppure 14 corde disposte in 4 ordini tripli e il primo doppio) e realizza nel 2023 per la Visage l’album Note Di Prossimità arricchita da arrangiamenti per archi, fiati e pianoforte e dalla collaborazione con Gabriele Gai alla produzione e di Riccardo Tesi ospite
in un brano all’organetto diatonico (un altro strumento tipico della tradizione musicale calabrese).
Il nuovo album esce l’8 maggio 2026 per la VREC col titolo di Rajuela (Il Gioco Della Campana).
Anche il nuovo lavoro che è interamente strumentale gioca sulle timbriche e sugli effetti della
chitarra battente, si avvale di una sezione di archi e fiati e aggiunge un elemento in più: ogni brano
è dedicato ad un’opera letteraria. La musica di Nerozzi è orgogliosamente caleidoscopica. Le
influenze classicheggianti e mediterranee (che ricordano i primi lavori solisti di Mauro Pagani e
Angelo Branduardi e le progressioni armoniche dei misconosciuti Al-Darawish gruppo barese ma
multietnico attivo negli anni Novanta) è per Nerozzi il punto di partenza per disegnare un vasto
melange di soluzioni armoniche finalizzate a disegnare un corpus sonoro che tocca il folk
primitivista americano inteso come flusso di coscienza, lo stile essenziale scarno e malinconico del
folk appalachiano, il folk arcaico di Gwenifer Raymond e quello celtico e ancestrale dei Lankum, le
talentuose tecniche folk-rock-jazz di John Martyn e quelle più rinascimentali e classicheggianti di
John Renbourn fino a lambire la calligrafia fiabesca di Anthony Philipps (la ballata di Intermittenze
dal sapore medievale dedicata a José Saramago e il reel medievale di Di Cosa Parliamo dedicata a
Raymond Carver), il folk cameristico di William Tyler e di Chris Brain, il folk westcoastiano di Israel
Nash e quello metafisico di Ethel Cain, José Gonzales e Ferran Palau. Da tanta ricchezza di fonti
sprizza un minimalismo neutro, malinconico quasi indifferente che sembra annullare il lato
emotivo della musica e si diletta invece nel ritrovare soluzioni timbriche sempre più originali come
un ricercatore di pepite laddove i filoni d’oro sembrano essersi esauriti o nel mescolare stili che
vanno dal folk al classico. Da una simile cornucopia di idee discende il folk minimale suonato in
punta di piedi di Il Gioco Del Mondo dedicato a Cortázar, le improvvisazioni jazz di Da Quante
Felicità Possibile dedicata a Proust e Auster (intro cupo e oscuro, svolgimento arioso e
rasserenante) dedicato ad Auster, il delicato acquerello impressionistico di William Stoner
dedicato a Williams con accordi che sembrano perdersi nello scorrere del tempo, nella fuga
bachiana di Anna dedicata a Cechov. Lo zenith di quest’arte è la tripletta che fonde minimalismo e
musica classica di Carminio dedicato a Salmoria, la più intensa Clarisse dedicata a Bradbury e Aceri
Rossi E Neve con coda jazzata dedicata a Mishima. Questo tour de force conferma il suo stile allo
stesso tempo improvvisato quanto enciclopedico ed elegiaco, capace di sfiorare la psichedelia
eterea dei Mazzy Star come il post-rock acustico dei Pullman. Collaborano con Nerozzi, il fido
Gabriele Gai (batteria, percussioni, contrabbasso, piano), Filippo Brilli (sax soprano), Paolo Ciampi
(trombone), Donatella Mencarelli (flauto), Giulia Nuti (viola) e Cristiano Sacchi (violoncello). Il
maestro Loccisano appare nel brano Anna. Sulla copertina dell’album in vinile realizzato in speciale

tiratura limitata di 180 grammi è ritratta un’opera originale dell’artista Michaela Kasparova, boema
di nascita ma lucchese di adozione.
di Alfredo Cristallo

Grazie davvero di cuore per questa recensione e per questo ascolto così attento e dettagliato.
Un ulteriore stimolo per continuare a studiare e ricercare grazie alla magia di questo strumento