Matteo Stella è un produttore e musicista d’avanguardia marchigiano (è nato a Fiuminata, un
borgo risalente al Neolitico in provincia di Macerata). Si è diplomato al Saint Louise College di
Roma in tecnologie del suono. Ha un programma radiofonico su Noods Radio dove presenta musica
ambient e sperimentale. Fa parte dal 2023 del collettivo MINIERA come tecnico responsabile audio
e organizzatore di eventi. ‘È attivo nella scena della musica elettronica e nell’esplorazione di
differenti timbriche e sonorità eteree. Fra i suoi progetti troviamo il Broken Audio in cui esplora le
sfaccettature della club music e della bass music, e il Nocturnal Entropy, un viaggio attraverso gli
oscuri scenari della dancefloor. Con il progetto Diasilla, in collaborazione con Matteo Paggi, viene
presentata un’interpretazione della musica sperimentale in cui si reinterpretano suoni, rituali e
tradizioni popolari fondendo strumenti acustici, field recording e soundscaping stratificato e
facendo dialogare memoria, paesaggio e musica sperimentale. L’omonimo attuale progetto
esplora generi come il folk, il field recording, l’ambient e la musica sperimentale. Dopo aver
pubblicato con i MINIERA l’album Anello Del Monte D’Aria nel 2023, Stella si è concentrato nel
progetto di Radeche Fonne (ovvero radici profonde), registrato a partire dal gennaio 2024 e
pubblicato il 24 aprile 2026, quasi in concomitanza con l’antica festa tradizionale di Cantamaggio.
L’album si propone di descrivere l’entroterra marchigiano come un ecosistema sonoro in cui
coesistono esperienze sensibili e stratificate, memorie del passato e vibrazioni del presente.
L’album intreccia tradizione e sensibilità moderna con arrangiamenti che sembrano radicati
nell’immaginario popolare ma rielaborati con uno sguardo attuale (l’organetto nostalgico di
Maggio A Botontano). Con la pratica del field recording (fruscii, voci, cinguettii) si scattano
istantanee sonore sovrapposte a una serie di composizioni per strumentazione ridotta
(violoncello, organo e chitarra elettrica) che creano melodie meditative spesso malinconiche ma
mai accompagnate da timbriche invasive; la voce quando presente privilegia l’espressività e non il
virtuosismo.
I brani progrediscono su tre piani paralleli: quelli della qualità e della timbrica del
suono, quello dell’assimilazione della sperimentazione musicale al fine di coniare un linguaggio
che tenta di scoprire il significato dell’universo risalendo alle radici dell’esperienza umana e quindi
alle civiltà antiche (e rievocando arcani cerimoniali andati perduti nella preistoria) e quello dello
straniamento dell’atmosfera che trasforma ogni brano in un’astrazione complessa. La musica è
quindi risolta in una sorta di psychoambient evocativo ricca di pathos e di grazia simile allo stile
compositivo di Daniela Pes e Murcof.
L’album scorre – altro elemento notevole – secondo una
coerenza emotiva fatto di appartenenza, memoria e tempo partendo dalla trance dissonante per
violoncello e chitarra elettrica di Cagnara Muta, passando per i field recordings di Vergara (per
violoncello su spazi muti e inerti) e Rsumiju (su percussioni e suoni naturali fra scricchiolii e sparuti
colpi di batteria), proseguendo con l’om lisergico di Lardellu, il requiem ecclesiastico di Congedo In
La Minore per chiudere con il bordone meditativo per organo, violoncello e chitarra elettrica
intriso di religiosità di Scannafoglie e quello più glaciale e invernale di Brumale. La
sperimentazione visionaria di Stella sintetizza – pur rimanendo sempre ancorata alle tradizioni
della propria terra – l’astrattismo cubista dei Radian, quello ancestrale dei Monasunne, quello
etnico di Jamila Noor, l’ambient privo di punti di riferimento dei Necks, la tensione minimale e
creativa di Massimo Silverio, la devozione sacrale di Amanda Mur e quella esoterica dei Run. Il
punto di forza dell’album sta nella sua autenticità: ogni composizione è come un frammento di
racconto costruito con misura e rispetto sia per il silenzio che per il suono, lasciando spazio
all’ascoltatore di riconoscere e completare ciò che sembra rimanere sospeso. Oltre a Matteo Stella
(organo), hanno collaborato in pianta stabile Vincenzo Perugini (violoncello) e Sami Bianchi
(chitarra elettrica) con partecipazioni di Anton Sconosciuto (batteria) e Tommaso Gagliardini
(organetto). L’album è completamente autoprodotto.
di Alfredo Cristallo

