A quattro anni di distanza dal loro ultimo album Di Stanze E Nevrosi a suo tempo recensito su
queste colonne), ritornano i Bluagata, quintetto di Prato che pubblicano per l’ombra SAS e la
VREC/Audioglobe il loro quarto album intitolato Fra La Violenza e La Gentilezza uscito il 16 gennaio
2026 con la produzione di Alessio Camagni. In questi 4 anni la band non si è mai fermata sia
continuando la loro attività live, sia scrivendo lo spettacolo teatrale Il Falò Della Verità per il
festival L’Eredità Delle Donne e la colonna sonora del cortometraggio Reverie (poi premiato al
festival di Berlino nella sezione dei corti) e il brano Il Volo scelto come colonna sonora del
movimento Friday For The Future. Dall’ultima uscita discografica la line-up non è cambiata
affidandosi al doppio registro vocale di Alessia Masi (anche piano e synth), Margherita Bencini
(anche synth), al chitarrista Folco Vinattieri e alla sezione ritmica di Federico Masi (batteria) e
Lorenzo Mattei (basso). Il nuovo album mantiene le sonorità dure e ruvide, sottolineate da un
maggiore uso dell’elettronica (la title-track androide e Avatar) ma con una maggiore propensione
a una fruibilità all’ascolto sfiorando quindi il formato della canzone pop. L’album presenta un
substrato di elettrica emotività, verbosità debordante, infinità tristezza, ostentato nichilismo e
scatti travolgenti. Il loro è un repertorio di cariche hard rock (Danza Con Me, Pesanti, il crescendo
di Loop declinato in forma di ballata, Wow, Un’Aria Malata, l’hard rock epico e concitato di Tutto
Quello Che Mi Manca), di atmosfere sognanti, turbolenze lisergiche alla Black Angels, deliqui
ineffabili e feedback da fine di mondo che documentano il loro lato disperato e più drammatico.
L’altra faccia della medaglia sono gli arrangiamenti eccentrici, le armonie struggenti e seducenti, le
armonie rock dal piglio grintoso (e dal taglio trascendente), il tono fra l’amaro e l’spirato che
producono piccoli gioiellini pop ora con cadenze vertiginose da ballo (la dance sintetica di Il
Postino, le pulsazioni dub di Nuvola) ora a metà fra epica e romanticismo (La Luce In Casa,
L’Armadio) ora in forma di ballata tormentata (Figli su un emotivo fondo scala) o di elegia (la
ballata finale di Promesse).
Pur restando ancorati all’hard-rock frenetico che è stato il loro marchio
di fabbrica, i Bluagata hanno optato per una strategia di alleggerimento stilistico creando nuove
forme di poesie rock che da una parte indulgono a un pop più AOR e sovente innodico e dall’altra
lambiscono il post rock metafisico dei The Cowards e dei Soviet Soviet. Il tocco epico alla U2, Big
Country e Silent Running aggiungono una marcia in più all’intera operazione. Fra la violenza e la
gentilezza appunto. Confermando le loro ambizioni artistiche e interdisciplinari la versione in CD
dell’album è dotato da un corposo booklet interno con immagini di Mauchi (fotografie d’arte in
bianco e nero non narrative ma focalizzate su relazioni tra oggetti, densità e contrasti ispirate allo
zen e all’aikido) editate dalla band una per ogni canzone della tracklist.
di Alfredo Cristallo
