THE ELEPHANT MAN Redemption

A 3 anni dalla pubblicazione del loro primo album Sinners (recensito a suo tempo in questa
rubrica), tornano gli Elephant Man. Per le notizie riguardanti la loro traiettoria musicale
rimandiamo al precedente articolo. Ci limitiamo qui a confermare che la line-up non è cambiata e
annovera Max Zanotti (aka Maximilian, voce), Francesco Tuminelli (aka TMY, chitarra) ambedue ex
Deasonika, affiancati dall’ex Movida Ivan Lodini (basso) e dal session-man Alessandro Ducoli (aka
Halle, batteria. Dopo aver sfiorato la vittoria ai Grammy Awards con il singolo Valerine e aver
collezionato un’intensa attività live in Italia, Austria e Francia, il gruppo pubblica il 26 settembre
Nel 2025, per la VREC, il suo nuovo album intitolato Redemption, totalmente autoprodotto.
Assecondando le sonorità del primo album, Redemption presenta la consueta miscela di darkwave,
specialmente nell’introduzione dei brani, elettronica stratificata e groove industriali questa volta
sviluppati con un hard-rock d’annata alla Black Sabbath (come nella cadenzata eterea e
drammatica I’m Ready, in Sister Of Mercy oscura e con coro finale da tregenda e nella cavalcata
Valpurgica di Better Better Better. Nel frattempo il sound è diventato più desolato e apocalittico
(soprattutto grazie alle sferzate fulminanti di Tuminelli) e contemporaneamente più tormentato e
ultraterreno fino a lambire la musica cosmico-psichedelica del kraut-rock (il psych pop
cantilenante di To Myself) esplorando fattori sonori di luminosità, ampiezza e profondità e
sfruttando armonie di uno spessore davvero sinfonico (con partiture che citano di sfuggita
Brahms, Mahler e Wagner).

L’opulenza della loro architettura musicale (ben semplificata dalla finale Dance Of Hollow jam funerea ed allucinata con assolo stridente di sax in chiusura) non toglie nulla all’approccio concettuale del gruppo che rimane pur sempre terrestre e barbarico. Alcuni brani potrebbero essere infatti la colonna sonora ideale di certi testi medievali sul male, il demonio e l’apocalisse (ovvero i temi preferiti dai Black Sabbath o dai meno conosciuti ma
Fondamentali Black Widow). I loro riff epidermici, il loro simbolismo esoterico e i climi da brivido
lasciano il loro marchio nella filastrocca demoniaca con echi mediorientali di I Got It, il coro di
fantasmi di Echoes, raggiungendo una perfezione formale nello spiritual tenebroso con prosieguo
infernale da messa nera di Lies Are My Perfect Drug e in The Right Way Wrong con venature di
Basso funky e bisbigli da film horror di Dario Argento. Il loro heavy metal venato da visioni
macabro-demoniache è un esemplare manifesto della fusione fra le maniere dark ed heavy
nonché un lucido saggio di estetica del male nello stesso solco battuto negli ultimi 10 anni da
artisti come i Ritual Howls e Chelsea Wolfe. I brani cantati in inglese si sono avvalsi della
Collaborazione della paroliera italo-americana Leah Janeczko. La prima edizione ufficiale
Dell’album è uscita in vinile con sole 200 copie numerate.

di Alfredo Cristallo

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