MOBCAT Mobcat EP

 

I Mobcat sono un gruppo pisano, nato nell’aprile del 2024 dalla fertile inventiva di due bassisti e
cantanti Francesco Rapalini e Anna Finori che è perlopiù la voce principale. Già attivi nei Ghiaia,
hanno iniziato come duo insieme a una drum-machine prima di assumere Alessandro De Rosa
(synth, programming, electronics, samples, loops). La strumentazione atipica dà vita a un sound
che mescola noise-rock, cadenze da incubo, parti vocali recitate come in trance, dissonanze
sintetiche, passi marziali e claustrofobici come in un rituale di putrefazione della musica che è
contemporaneamente esaltazione di un efferato nichilismo e in parte dissoluzione allucinogena. Il
loro primo lavoro l’EP Mobcat, completamente autoprodotto e registrato all’ Orfeo Studio di
Ospedaletto (la zona industriale di Pisa) è uscito il 20 luglio 2025. In 5 pezzi per soli 20 minuti di
musica, il gruppo si addentra in una caverna sonora dove le regole sono la decostruzione del modo
in cui ritmi e melodie interagiscono tra di loro, la metamorfosi continua di partiture irruenti e
stralunate e uno spaccato terrificante (e talvolta funereo) di spaventose nevrosi mentali. Il
risultato è un paesaggio sonoro che incrocia il titanismo sonoro dei Big/Brave e dei Godspeed You!
Black Emperor con il lugubre kraut-rock degli A/Lpaca e il minimalismo scientifico e analitico dei
Tortoise (il lo-fi con scricchiolii da horror movie fino all’esplosione finale dei due bassi in Lastrico).
Le loro composizioni livide, tormentate e angoscianti si reggono sull’uso eclettico di una mezza
dozzina di stili musicali: il noise-rock di Batteri con basso da incubo e glitch frastornanti di synth, il
doom-metal devastante su tappeto di elettronica progressive di Poliman, le accelerazioni pop-dub
di Palla Di Pongo con basso monolitico e fischi di synth a perforare i timpani, lo spoken word alla
Mark Stewart su trama noise-rock con progressioni sempre più travolgenti di Rivoluzione. Una
parte importante dell’album è dato dalla relazione fra gli strumenti: uno dei due bassi è in
funzione ritmica mentre l’altro agisce come strumento solista (e in questo caso è suonato col
distorsore) mentre alle tastiere è lasciato il compito di dinamitare il pattern ritmico e melodico con
interventi bizzarri, volutamente disordinati, cacofonici, violenti (come l’uso di un martello
pneumatico) come se fosse un documentario dettagliato di azioni terribili. Se la musica dei Mobcat
fosse un film sarebbe uno slasher senza una goccia di sangue, se il loro suono fosse la colonna
sonora di un campo di battaglia allora sarebbe il suono dei feriti che rantolano nel freddo della
notte.
di Alfredo Cristallo

 

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