A CURA DI WALTER TASSAU
Giovedì 29 ottobre, nella suggestiva cornice del Bolli Circus di Sarzana, il pubblico ha potuto assistere alla prova aperta del nuovo spettacolo di Moni Ovadia, intitolato «Lezioni di umorismo», promosso dall’impegno culturale e sociale della Fondazione Devlata. Un appuntamento che ha svelato un vero e proprio cantiere teatrale in fieri; l’artista non si è certo risparmiato, oltre due ore sulla scena, unendo con intelligenza la profondità della riflessione intellettuale, la potenza della musica dal vivo e la leggerezza liberatoria del riso, immergendo gli spettatori in un viaggio sonoro e concettuale unico.
Tra note musicali e riflessioni psicanalitiche
Il percorso sonoro della prova aperta si apre con atmosfere avvolgenti e melodie dal vivo, in cui la voce calda di Moni Ovadia dialoga con raffinati arrangiamenti musicali. L’ascolto restituisce una dimensione intima ma dal respiro collettivo, dove il tono dell’artista oscilla agilmente tra la bonaria ironia e l’affondo filosofico. I passaggi comici non sono mai fini a se stessi, ma diventano lo strumento d’elezione per esplorare le pieghe più nascoste dell’animo umano, richiamando apertamente le riflessioni di Sigmund Freud e Henri Bergson sul ruolo salvifico del riso di fronte al dolore e alla caducità della vita.
La Fondazione Devlata e il valore dell’impegno sociale
L’iniziativa culturale si inserisce nel solco delle numerose attività promosse dalla Fondazione Devlata, da tempo in prima linea nella promozione di progetti che uniscono la ricerca artistica alla sensibilizzazione civile e con cui Ovadia collabora da anni. Sostenere in resistenza artistica un evento di tale portata che vede protagonista un pilastro del teatro civile come Moni Ovadia, conferma la vocazione della Fondazione nel creare spazi di dialogo e di crescita condivisa per la comunità, valorizzando la cultura come presidio di umanità e resistenza intellettuale.
La Fondazione si definisce una realtà no profit con finalità artistiche, culturali e sociali, attiva dal 2005 e aperta appunto dal 2015 anche come residenza artistica. La sua attività comprende teatro, danza, musica e arti circensi. Mette a disposizione degli artisti spazi di lavoro e ospitalità, favorendo occasioni di incontro con il pubblico attraverso spettacoli, laboratori e attività formative.
Trattandosi di una prova aperta e non dello spettacolo definitivo, l’ascolto svela il fascino del “cantiere” teatrale: un work in progress in cui la parola cesellata si fonde con la musica, e l’interazione con il pubblico in sala restituisce un’energia vibrante e immediata. Le «Lezioni di umorismo» si profilano così non solo come un momento di puro intrattenimento intelligente, ma come una vera e propria terapia collettiva, capace di trasformare le nostre piccole e grandi miserie quotidiane in materia viva di spettacolo.

Una lezione-spettacolo tra palcoscenico essenziale e contrappunti musicali
La scena si presenta spoglia ed essenziale: un palcoscenico vuoto, un piccolo tavolo con pochi oggetti funzionali alla drammaturgia e una vecchia lavagna di legno con i gessetti, sulla quale Moni Ovadia annota puntualmente i diversi meccanismi del comico affrontati nel corso della performance. Lo spettacolo si configura come una lezione-spettacolo sui registri che provocano il riso: dall’ironia al sarcasmo, passando per il paradosso, il nonsense, lo sberleffo, la parodia e il doppio senso e l’aforisma. A dare ritmo e densità emotiva a questo percorso c’è la straordinaria complicità musicale della violoncellista e pianista Giovanna Famulari, artista di talento che vanta una solida e duratura collaborazione con Ovadia. Il dialogo tra la voce recitante e le note dei brani eseguiti dal vivo tesse una trama sonora avvolgente, in cui l’ascolto restituisce una dimensione intima ma dal respiro collettivo. La regia e la drammaturgia dello spettacolo sono curate con precisione da Elisa Savi, che contribuisce a dare coerenza e fluidità a un impianto scenico che unisce teoria e pratica del comico.
La teoria del comico: da Bergson alla sapienza popolare
Nel corso della dimostrazione aperta, il tono di Ovadia oscilla agilmente tra la bonaria ironia e l’affondo filosofico. La lezione si snoda attraverso un raffinato intreccio di citazioni colte di grandi intellettuali che hanno studiato i meccanismi del comico. Da Henri Bergson alla psicanalisi di Freud e alla semiotica di Umberto Eco si passa senza soluzione di continuità alle innovazioni di Buster Keaton, Mae West e Felice Andreasi. Non mancano riferimenti neppure a Fantozzi e Trump, Monicelli, Gigi Proietti e un curioso ritratto di Paolo Poli. Persino Dante e Cecco Angiolieri rientrano nel calderone. Il politically correct è un convitato di pietra non contemplato. Non si risparmiano battute su nazisti, ebrei, palestinesi e arabi. La teoria infatti non resta tuttavia un esercizio accademico astratto: viene resa tangibile e viva grazie a esempi pratici, witz (sublime quella sulla coppia newyorchese), barzellette (esilarante quella sui pappagall), freddure, aforismi, calembour, stereotipi (specialmente sulla sessualità) e canzoni comiche. Particolarmente riuscite Lulù”, interpretata magistralmente, del grande Aldo Fabrizi, “Gastone” di Ettore Petrolini e “Il clarinetto” di Renzo Arbore”, la “New York, New York” nella versione di Banfi, “Barlett, Barlett” (dedicata alla città di Barletta) e il “Canto malinconico” di Vittorio Marsiglia. Non poteva mancare un accenno strumentale alla mitica “If I were a rich man”.
Di grande impatto è la straordinaria abilità mimetica e vocale di Ovadia che brilla nel passare con naturalezza da un accento dialettale all’altro, conferendo a ogni maschera e a ogni citazione una vivida autenticità teatrale.
Uno sguardo sul presente: il dopo show e l’omaggio a Lino Banfi
La vitalità dell’evento si è estesa anche al di fuori della scaletta ufficiale. Nel dopo show, Ovadia non si è risparmiato e ha proposto al nostro inviato una lettura del presente radicale, caustica e provocatoria. Senza peli sulla lingua, l’artista ha messo in discussione le narrazioni dominanti e le gabbie del politicamente corretto, indirizzando critiche taglienti nei confronti del conformismo dei media e delle logiche che governano la politica internazionale. Un intervento misurato ma tagliente, che conferma la vocazione del teatro civile di Ovadia come presidio di umanità e resistenza intellettuale.
Sempre dialogando con i nostri microfoni, Moni Ovadia ha ribadito la sua grande stima per Lino Banfi, riconoscendogli non soltanto un genio incontrastato della comicità popolare, ma anche la straordinaria capacità di racchiudere, dietro la maschera comica, una vena malinconica, poetica e profondamente umana.
Profili degli artisti
• Moni Ovadia: Nato a Plovdiv, in Bulgaria, nel 1946 da una famiglia ebraico-sefardita è figura di riferimento del teatro civile italiano. Attore, drammaturgo, musicista e intellettuale poliedrico, da sempre impegnato nella promozione della cultura come spazio di dialogo, memoria e coscienza critica. Dopo gli studi in Scienze Politiche, si avvicina alla musica popolare e alle tradizioni balcaniche sotto la guida dell’etnomusicologo Roberto Leydi, nel gruppo dell’Almanacco Popolare. Nel 1972 fonda il Gruppo Folk Internazionale, dedicato alla ricerca, allo studio e alla riproposta delle musiche popolari di diverse tradizioni, con particolare attenzione all’area balcanica. Nel 1978 il gruppo si evolve nell’Ensemble Havadià, sviluppando un linguaggio musicale che intreccia folklore, sonorità etniche e sperimentazione. Un ruolo importante nel suo percorso artistico è ricoperto dalla collaborazione con Alfredo Lacosegliaz, fisarmonicista e compositore triestino, entrato nel Gruppo Folk Internazionale nel 1978. Il loro sodalizio, iniziato in ambito musicale, prosegue nel teatro e nella produzione discografica, dando vita a un’intensa collaborazione artistica. Lacosegliaz firma le musiche di diversi spettacoli di Ovadia, tra cui Berel il folle, Ballata di fine millennio e Trieste, ebrei e dintorni, oltre a condividere con lui la composizione della colonna sonora del film Senza pelle di Alessandro D’Alatri (1994)
Dal 1984 Ovadia si dedica sempre più intensamente al teatro, elaborando una forma originale di teatro musicale nella quale confluiscono musica klezmer, cultura yiddish, memoria ebraica e mitteleuropea, ironia e tradizione popolare e il suo inconfondibile talento di narratore e interprete. Raggiunge grande notorietà con Oylem Goylem. Da qui nasce la sua originale ricerca sul teatro musicale, in cui confluiscono la cultura yiddish, la tradizione e la memoria ebraica. Con spettacoli diventati celebri, Ha saputo conquistare pubblico e critica, dando voce, attraverso l’ironia, la musica e il racconto, alle grandi questioni della storia e dell’esistenza umana. Un artista dalla voce inconfondibile, capace di trasformare il palcoscenico in un luogo di incontro tra culture, memoria, emozione e riflessione.
• Giovanna Famulari: Giovanna Famulari è violoncellista, pianista, cantante, arrangiatrice e produttrice artistica. Diplomata al Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, è una musicista poliedrica che unisce la formazione classica a una spiccata sensibilità per la sperimentazione, spaziando dal jazz al pop, dalla world music alla musica contemporanea, fino al teatro musicale e alle colonne sonore. Nel corso della sua carriera ha collaborato con importanti artisti italiani e internazionali, tra cui Tosca, Ron, Vinicio Capossela, Nicola Piovani, Mimmo Locasciulli e Teho Teardo, prendendo parte alla realizzazione di oltre novanta produzioni discografiche. Ha inoltre lavorato in numerose produzioni teatrali e televisive, collaborando anche con la Rai. Da anni affianca Moni Ovadia in diversi progetti artistici, contribuendo con la propria sensibilità musicale alla costruzione di spettacoli in cui musica, teatro e narrazione si intrecciano. Ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Pavoncella d’Oro e il Premio AILA 2018. Nel nuovo progetto musicale di Moni Ovadia, Giovanna Famulari porta sul palco il suo talento di interprete e arrangiatrice, dando voce e suono a un percorso artistico che attraversa culture, tradizioni e memorie.
• Elisa Savi: Curatrice dell’aiuto regia e della drammaturgia, è un’artista con una formazione e una sensibilità che attraversano il mondo della moda, del costume, delle arti visive e del teatro. Da sempre appassionata di storia del costume, cinema e montaggio, è cresciuta in un ambiente familiare ricco di stimoli artistici, essendo figlia del pittore e direttore della fotografia Alberto Savi. Collabora da molti anni con Moni Ovadia, seguendone i progetti teatrali come costumista e videomaker, e affiancandolo nel lavoro registico. Il suo percorso creativo si distingue per uno sguardo attento all’immagine, allo spazio scenico e alla forza espressiva dei costumi nella costruzione e definizione di progetti teatrali che uniscono ricerca artistica e sensibilità civile.


