MERY LU JACKET All In

 

A dispetto del nome Mery Lu Jacket è il nickname della cantautrice e polistrumentista italo-inglese
Maria Francesca Marchione. Nata in Inghilterra ma trasferitasi presto in Italia si propone come
assoluta novità nel panorama musicale internazionale. Pur vantando una solida preparazione
musicale, essendosi laureata a pieni voti nel 2023 in Songwriting nella rinomata British Modern
Music University di Bristol, non ha mai rinnegato la sua propensione nomade esibendosi come
artista di strada e con una sua band (collezionando trenta concerti fra Italia e Gran Bretagna) e
vincendo nel 2024 i festival Firenze Rock e St. John’s Mood. Dopo centinaia di concerti in tutta
l’Europa, stabilitasi in Toscana, ha deciso di fissare le sue idee musicali che risentono ovviamente
della sua anima da musicista busker in un album intitolato All In, che viene prodotto da Alex
Martone e Filippo Scandroglio (che ha anche collaborato come chitarrista) e pubblicato il 13
giugno 2025 per la VREC. Come ampiamente intuibile nei dieci brani che compongono l’album, il
repertorio proposto da Mery Lu Jacket spazia dal blues, al soul, al gospel, al pop d‘autore, al
rhythm’n’blues. Dotata di una voce potente che ricorda le figure più iconiche dei generi che
preferisce (Janis Joplin, Amy Winhouse, Joss Stone , Vera Sola, Soccer Mommy), Mery Lu Jacket
apparecchia uno zibaldone che si avvale di cadenze country autoriali (alla Bob Dylan) toccanti e
atmosferiche, blues ruggenti fino a lambire l’hard blues più feroce e impetuoso (Thunder
impreziosito da ritmi tribali, Sip Dance Smoke che si concede ritmi disco e cantato rap) oppure al
contrario blues nello stile più laid back (Always Be There, rallentato quanto basta per assomigliare
ad un brano dell’Eric Clapton post-Cream), indie folk tanto graffianti (Can’t Control Myself, All
Night Long), quanto meditati (Heroes). Ma naturalmente sono i brani soul e gospel quelli dove le
capacità della Jacket rifulgono meglio: Suitcase che riprende l’istrionismo e la tenerezza struggente
di Janis Joplin e il deliquio pianistico con echi gospel religiosi di She sono i brani più convincenti del
disco. La Jacket riesce anzi a superarsi mescolando ulteriormente le carte nel folk-blues arioso con
coro gospel di Five Seconds e nella cover finale per sola chitarra acustica di I Still Haven’t Found
What I’m Looking For degli U2 intrisa di religiosità. Lungi dall’essere derivativo, All In è un album
che celebra le passioni musicali della Jacket attraverso un sound chitarristico e una ritmica
maschia professionale che recupera il pathos domestico della Band e resuscita lo spirito populista
di Bob Dylan. Le sue canzoni vibrano di emozioni ed energia pura, graffiano argute e sarcastiche, si
soffermano in ansiosi meditazioni e in toccanti osservazioni. I brani della Jacket orchestrati in
maniera altamente evocativa sono monologhi e dialoghi filosofici alla costante ricerca di un
significato che trascende la musica: è un segnale d’impressionante maturità e del talento eclettico
dell’artista. Dall’album sono stati estratti tre singoli Suitcase, Thunder e She tutti cofirmati con
Tony Moore tastierista della prima formazione degli Iron Maiden e dei Cutting Crew e
collaboratore di lunga data della Jacket.

di Alfredo Cristallo

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