Il treno “Umano” trae energia dalle incomprensioni che si possono generare dall’incontro/scontro tra persone incolte.
I tre vagoni passeggeri contraddistinti dalle Classi – Passato, Presente, Futuro1 – hanno i portelloni sempre aperti: perciò impossibile classificare il viaggiatore della Tempo. Che sia soggetto a-storico2 o co-storico3, può esser valutato in un continuo divenire, sia in negativo che in positivo. Pertanto non dobbiamo permetterci di relegarlo in terza (3a) Classe, solo perché abbiamo interpretato le sue azioni passate; o nella Classe Intermedia, perché lo vediamo solo nel momento in cui è Presente ai nostri occhi; e nemmeno prefigurarlo in Prima Classe nel vagone del Futuro, poiché ciò che sarà non è ancora determinato nell’individuo dalle molteplici sfumature.
L’osservatore fermo sulla pensilina giurerà di aver visto il medesimo passeggero affacciarsi ai finestrini di tutti e tre i vagoni, mentre il treno sfrecciava a gran velocità attraverso la stazione. Un’illusione ottica, dunque, che inganna i comuni sensi della percezione4, trascinandoli nel senso comune della percezione5, fino a confondere il senso stesso di ogni percezione comune6.
Eppure siamo sempre pronti a gridare: «So cosa hai fatto! So chi sei! E so cosa farai!» — senza accorgerci che, al massimo, abbiamo intravisto un riflesso fugace7 dal finestrino sbagliato. E forse, allora, il riflesso non è nel treno che passa, ma nell’osservatore convinto di essere fermo.
E tu, che leggi dalla tua comoda pensilina, sei proprio sicuro di non essere già sul treno?
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Le note a piè di pagina non chiariscono il testo: lo estendono. Offrono definizioni tecniche e critico-mitiche di termini e concetti, segnalati nel corpo con numerazione in apice. Il lettore è invitato a considerarle come parte integrante del pensiero che il testo genera.
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Classi temporali (Passato, Presente, Futuro):
vagoni del treno rappresentano le tre dimensioni del tempo. Il fatto che i portelloni siano sempre aperti simboleggia la permeabilità tra queste dimensioni e l’impossibilità di classificare rigidamente l’individuo. Il tempo, nel testo, non è sequenza ma campo di transito.
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Soggetto a-storico:
Individuo che sfugge alla narrazione lineare del tempo. Non può essere compreso né giudicato solo attraverso ciò che ha fatto o farà. Esiste in una dimensione che vibra oltre la cronologia condivisa. In senso descrittivo, può indicare chi non ha rilevanza storica documentata. Nel presente testo, l’accezione è simbolico-critica e non classificatoria.
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Soggetto co-storico:
Figura che partecipa attivamente alla costruzione della storia, pur non potendo esserne pienamente contenuta. È consapevole della propria posizione nel tempo, ma non si lascia determinare da essa. In senso filosofico, richiama l’idea hegeliana di chi, agendo, contribuisce al progresso storico. Può anche riferirsi a chi è contemporaneo a eventi significativi, condividendone il contesto.
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Comuni sensi della percezione:
Espressione che richiama i cinque sensi tradizionali — vista, udito, olfatto, gusto e tatto — attraverso cui l’essere umano capta stimoli esterni. Questi sensi operano tramite recettori specifici che inviano segnali al cervello, generando la percezione. Nel testo, l’espressione assume anche un significato critico: i “comuni sensi” sono quelli condivisi e standardizzati, che spesso conducono a una percezione conformista.
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Senso comune della percezione:
Insieme di credenze e interpretazioni largamente condivise su come percepire e comprendere la realtà. Si basa sull’esperienza sensoriale comune e sulla convinzione che esista una realtà oggettiva, accessibile a tutti. Nel testo, questa formula è una provocazione linguistica: il “senso comune” è spesso acritico e viziato da pregiudizi. La percezione, così intesa, non è conoscenza, ma abitudine.
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Illusione ottica del giudizio:
La scena del treno che sfreccia è una metafora della percezione distorta. L’osservatore crede di vedere chiaramente, ma ciò che coglie è solo un riflesso fugace. Il giudizio nasce da questa illusione, che scambia il transito per certezza.
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Il riflesso nell’osservatore:
Il testo suggerisce che l’inganno non è nel viaggiatore, ma in chi osserva. L’idea di “sapere” chi è l’altro è una presunzione: ciò che vediamo è spesso solo il riflesso delle nostre convinzioni. L’osservatore, credendosi fermo, è già in movimento.
Francesco Matteoli


Carissimo scrittore,
le consiglio di scrivere un saggio.
A meno che questo sia tratto già da uno dei suoi.
Buona analisi di quanto l’uomo sia nella sua meschinità