IANVA a Palazzo Farnese – Estensione del dominio della lotta

Les chèvres faut les traiter de chèvres ! Les moutons sont plus tendres, et pas seulement dans ton assiette. / Et les pandas? Les pandas on les respecte juste parce qu’ils sont des pandas même s’ils chient partout [….]

Scusate il francesismo sottendente che non tutti gli artisti sono uguali. Vi sono musicisti per i quali siamo un po’ partigiani e abbiamo una predilezione, anche e specialmente col loro procedere ‘Scusate il francesismo sottendente che non tutti gli artisti sono uguali. Vi sono musicisti per i quali siamo un po’ partigiani e abbiamo una predilezione, anche e specialmente col loro procedere ‘in direzione ostinata e contraria’ (espressione che piace alla gente che piace). Nel panorama musicale italiano ormai quelli viventi, attivi e ‘coerenti’ col loro percorso si contano su una zampa di elefante. Fra questi sicuramente Faust’O, LeoNero col Balletto di Bronzo e Flavio Giurato.

Fra questi pochi eletti non possono mancare i genovesi Ianva. Dopo un lunghissimo silenzio il gruppo ligure è tornato ad esibirsi sabato scorso nella suggestiva cornice di Palazzo Farnese a Parma. Il progetto del frontman Renato Mercy Carpaneto ha rischiato più volte negli ultimi anni di incagliarsi definitivamente. Dapprima l’improvvisa e tragica scomparsa del sodale Beppe, il tastierista Giuseppe Spanò, poi il Covid lo ha messo a repentaglio, ma non al punto di posarci una pietra tombale. Per tacer dell’assurdo ostracismo di cui ha per lungo tempo sofferto la band nel nostro Paese, il che non ha impedito ai Nostri di suonare più volte all’estero e di ottenere quella gratificazione che spesso è mancata in patria.

Mercy ha introdotto la serata con un «Dove eravamo rimasti» che già di per sé mette i brividi. Non avevamo dubbi, ma possiamo affermare che l’inattività forzata non ha scalfito di un nanosecondo l’entusiasmo e la passione che Mercy e Stefania mettono sul palco, una scintilla di fuoco sacro e classe immutate, se non addirittura superiori, che ha illuminato il foltissimo pubblico presente. Il teatro era sold-out da mesi. Nell’occasione è stato anche salutato l’ingresso del nuovo tastierista, Selvans, alla prima ufficiale col gruppo. Nell’introdurre un pezzo Mercy ha ricordato come il 1919 sia stato uno spartiacque fondamentale per la storia odierna dell’Italia – su quello che avrebbe potuto essere e non fu – ma l’ha accennato in tal modo che abbiamo interpretato che anche per il 2019 valga la stessa regola. Su quest’ultimo impatto giudicheranno i posteri.

Sei pezzi tratti da «Disobbedisco», tre da «Italia ultimo atto» – insieme forse il loro punto più alto – altri tre brani da «La mano di Gloria» e «Canone Europeo», il singolo «1919» e due tratti dalla riedizione de «L’Occidente» che in origine contava su quattro canzoni. Quest’ultimo è stato recentemente ristampato impreziosito da alcuni inediti, fra cui una formidabile rivisitazione di «Oceania» di Castelnuovo, per chi scrive di gran lunga superiore all’originale.

Il gruppo dopo il concerto si è prestato ad incontrare i fan faccia a faccia per la prima volta dopo molto tempo. Mercy era visibilmente commosso, circondato dall’affetto dei fan, e ha ribadito che avrebbe gradito cantare anche pezzi meno conosciuti, ma visto l’inattività prolungata in quest’occasione non era possibile. Molti, anche per via delle avverse condizioni meteo nella penisola, non hanno potuto essere presenti. Tutti sperano che non si debbano attendere altri cinque anni per vedere gli Ianva on stage. Si è discusso dell’opportunità di poter organizzare un evento al più presto a Genova. Lo attendiamo con ansia.

È vero che il pubblico degli Ianva è di bocca buona; ma fino a un certo punto. Dopo il Vittoriale e Palazzo Farnese qualcuno magari si aspetterebbe altri luoghi ‘psicomagici’, l’arena di Nîmes o il lungomare di Zara, davanti all’Organo Marino. Noi non disdegneremmo nemmeno un concerto in un sito più spartano, anche un pub di periferia, in quanto pensiamo che l’immaginario vigoroso e rigoroso evocato dagli Ianva prescinda dal glamour della location.

Come si (re)inseriscono gli Ianva oggi in una scena musicale italiana in profondo cambiamento? Si è parlato tanto di neofolk anglosassone, di dark cabaret, ma la verità è che nel DNA della band si amalgamano armoniosamente generi e stili solo apparentemente contrastanti: l’immaginario gotico del prog anni 70, la canzone d’autore italiana e francese, le colonne sonore cinematografiche di Morricone e Cipriani o dei Trans Europa Express, perfino la prima new wave.

Ivano Fossati negli anni Novanta diceva che se c’era ancora qualcosa da dire la canzone popolare ce l’avrebbe comunicato. Intanto bisognerebbe chiedersi che cos’è oggigiorno in Italia la canzone popolare. Lo stesso Fossati andato prematuramente in pensione semplicemente perché, in parole povere, a pancia piena non aveva più nulla da dire, non credo sarebbe in grado di soddisfare tale richiesta.

Per noi gli Ianva sono profondamente radicati nella musica popolare italiana. Pop italiano nell’accezione che si dava alla migliore avanguardia degli anni Settanta ed hanno filtrato l’Europa. E non sono in molti (a differenza di quanto risulta ad altri).

WALTER TASSAU

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