MORENO DELSIGNORE Chamber Rock

 

Moreno Delsignore è un cantante (anzi un vocal coach), chitarrista, produttore ed arrangiatore
lombardo attivo fin dal 1983 quando inizia a suonare col gruppo rock Anderson Council fin al 1985.
Dal 1985 al 1988 suona con il gruppo progressive rock Mito. Dopo aver partecipato alle selezioni
per il festival di Castrocaro nel 1986, suona dal 1988 al 1992 col gruppo pop rock degli Staff. Fra il
1992 e il 1993 suona con i riformati Equipe 84 di Maurizio Vandelli. Dal 1995 suona con gli
Scomunica ed è attivo in svariati festival (Hot Music, Sanremo Rock, Tattoo Convention). Ha
organizzato ben 14 edizioni dello Scomunica festival e suona nei tre album del gruppo (Scomunica
nel 1995, Perché Voglio Stare bene nel 2000, La Lentissima Fine Del Mondo nel 2006). Nel 2015
conclude la sua avventura con gli Scomunica con un migliaio di concerti alle spalle e suona come
cantante e tastierista (ha studiato tecnica di canto, piano e chitarra) nell’album Il Mondo A
Rovescio degli Eurasia. Nel Maggio 2018 pubblica per la VREC il suo primo album solista intitolato
Risveglio. A settembre dello stesso anno partecipa al MEI a Faenza. Nel 2019 dopo 31 anni di
insegnamento di tecnica vocale fonda la sua scuola IL Tempio Della Voce che propone un sistema
unico con lezioni a distanza per l’apprendimento del canto e della tecnica vocale. Insieme al
chitarrista Luca Sassi (diplomato in chitarra classica), pubblica il suo secondo album Chamber Rock
che esce sempre per la VREC il 4 settembre 2020. Chamber Rock è un album di cover che si
focalizza su arrangiamenti che sistematicamente accentuano le caratteristiche peculiari di ogni
singolo brano in rapporto alla carriera complessiva della produzione dell’artista prescelto. Si basa
sullo stile vocale di Delsignore (un mix fra il tono glaciale ed epico di Johnny Cash e quello emotivo,
simbolista e implorante di Ian Mc Culloch, il cantante degli Echo And The Bunnymen) e lo stile
chitarristico di Sassi che si esprime in variazioni tecniche che spaziano dal folk rock
classicheggiante e delicato di John Renbourn e Bert Jansch (i due chitarristi dei Pentangle) allo stile
lirico e nichilista di Richard Thompson (il chitarrista dei Fairport Convention) e allo stile barocco di
Anthony Phillips (il primo chitarrista dei Genesis), per passare via via allo stile intimista ed
evocativo del Neil Young acustico, al cromatismo luccicante, ipnotico ed eccentrico di Will
Sargeant (il chitarrista degli Echo And The Bunnymen) e ai riff fratturati e morbosi di Maurice
Deebank (il chitarrista dei Felt). Ne nascono una serie di interpretazioni fiabesche che si reggono
su un sound cristallino carico di emozioni represse o su un classic blues fatalista e soffocato.
Quello che importa comunque è l’arrangiamento (è lì che si trova la genialità di Delsignore) che
forza sistematicamente l’aspetto formale di ogni singolo brano aggiungendo a quello che volevano
dire gli autori di ogni brano, quello che gli ascoltatori hanno percepito di ogni brano.

Così in Enjoy The Silence sono accentuate le tinte cupe piuttosto che quelle atmosferiche, in Life On Mars è
accentuato il tono esoterico oltre a quello psichedelico, in Black Hole Sun è accentuato il tono
religioso al limite della blasfemia, in Running To Stand Still è accentuato il tono elegiaco e profetico
(perfetto il finale con armonica alla Bob Dylan), in Going To California è accentuato il tono arioso e
squillante piuttosto che quello lisergico, in No Surprises è accentuato il tono sofferto al limite del
patetico. Più personali risultano invece la cover di Save A Prayer che esordisce con
un’indovinatissimo intro alla Morricone che esalta il manierismo dell’originale, quella di Riders On
The Storm che aggiunge al blues basico del brano, il tono malinconico alla Neil Young (più un
assolo di armonica nello stesso stile) e ancora quella di Hunger Strike che alterna momenti di
misticismo e momenti di epos e infine quella di High Hopes (già presente nel primo album solista e
singolo apripista) che viene trasformata in una ballata desertica ed estenuata. Votato alla melodia
e all’introspezione, Chamber Rock è un esercizio filologico di stile che esalta le strutture flessibili

delle canzoni per esaltarne gli arrangiamenti creativi: è muzak per quelli che si sono persi la storia
del rock..

di Alfredo Cristallo

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