

I Virgin Orchestra sono un trio islandese di Reykyavick composto da Starri Holm (chitarra), Stefania Palsdottir (basso e voce), Run Arndottir (violoncello). Si sono conosciuti all’Icelandic University of Arts. Il loro sound che fonde post-punk, noise, sperimentazione, musica classica e dream pop cita fra le proprie fonti i Birthday Party (il primo gruppo di Nick Cave), Krzyzstov Penderecky e Dimitri Shostakovich. Dopo aver firmato per l’etichetta Bad Taste/Smekkleysa hanno pubblicato nel 2023 l’album Fragments che li ha proiettati all’attenzione del pubblico nazionale ed europeo.
Nel 2025 pubblicano il loro secondo lavoro un EP intitolato Let It Burn pubblicato per la Smekkleysa il 22 maggio 2025. Data la durata (28 minuti in 6 tracce) potremmo anche parlare di mini LP piuttosto che di un EP. Il loro sound insieme morbido e denso basato su melodie sublimi avvolto in linee oniriche di chitarra, tastiere e archi fonde canti celestiali, salmi mediorientali, estasi psichedelica, vibranti melismi e maestose progressioni neoclassiche allineano scampoli di dream-pop, shoegaze e darkwave ponendo l’accento su due fattori altamente suggestionanti: gli arrangiamenti spettrali e marmorei e il canto sempre elegante e marziale che trasuda solennità, espressionismo brechtiano e lied cameristico. Le loro canzoni sono partiture intricate, contemplative e magiche e contrappongono alla struttura classica del rock una filigrana di suoni contemplativi che traggono linfa dalla musica classica.
Così si succedono la darkwave di Venus In Scorpio (il singolo tratto dall’album) su ritmi sferraglianti e basi classicheggianti, il dream pop di Undertow che fonde il pop degli Sugarcubes al classicismo lirico dei Sigur Ros, il dream pop di Banger costruito su twang di
chitarra e sfondi tenebrosi. La seconda parte è se possibile ancora ancora più complessa e insieme più intensamente emotiva con The Pathetic Song (intro per archi che si sviluppa in un pop-rap dissolvendosi in un folk con frequenze da incubo), Dreams (ancora intro per archi che si tramuta in un dream pop beatlesiano cosparso di dissonanze sparse) e infine Heat, forse il manifesto dell’intero album (un intermezzo cameristico che abbraccia felicemente dream pop, darkwave e
un finale noise rock). Al netto delle influenze del recente rock islandese (si ravvisano tracce di Pascal Pinon, Soley, Kaelan Mikla) e del neogotico britannico (Darkher) e statunitense (Chelsea Wolfe), la musica della Virgin Orchestra propone un nuovo standard di dream pop esprimendosi in senso orizzontale e non verticale non si inoltra in viaggi lisergici ma suggerisce impenetrabili viaggi mentali sovrapponendosi elementi magici e spirituali. All’album è seguita la pubblicazione di un
successivo singolo (nel 2026) intitolato BDSM che sembra accentuare l’elemento gotico (più
sintetizzatori e meno archi) e presumibilmente farà da apripista al loro nuovo album.
di Alfredo Cristallo













