CIÒ CHE È VIVO NON PUÒ RESTARE IMMOBILE

 

La costante ricerca della perfezione artistica e la mia passione per la bellezza della Natura continuano a generarmi nuove riflessioni. Nel 2015, in un articolo pubblicato su Micsugliando e intitolato Arte. Prerogativa Umana? , scrivevo: «La Natura, come una Musa ispiratrice — consapevole, superba e beffarda — sfrutta l’artista proprio perché da sola non riuscirebbe a esprimere la sua bellezza».

Dopo un decennio, percepisco la necessità di rielaborare quelle convinzioni alla luce di una maturazione personale. Ho trovato, in una frase di Johann Wolfgang von Goethe, una chiave rivelatrice: «La natura delle donne è intimamente alleata con l’Arte». Questa intuizione, approfondita nell’articolo Donna e Iconologia – Parte 1 pubblicato su Sai Vivere, si avvicina molto alle forme — naturali e femminili — che avevo “baciato” in passato.

Restava tuttavia quella distanza che ogni artista tenta di colmare con il proprio strumento — pennello, penna o scalpello — e che continuava a pormi una domanda: perché l’Arte deve imitare la Natura? José Jiménez lo chiarisce nel saggio Arte e natura possibili , che invita a riflettere sul rispetto per il mondo naturale e sul dialogo con le sue forme armoniose, spesso allusive al femminile.

E allora chiedo all’Artista: perché tenti sempre di rappresentarla in una posa immobile?

Forse l’immobilità non appartiene né all’Arte né alla Natura Femminile, ma solo alla mano dell’artista che, guidato dalla sua Musa Ispiratrice, finisce per fissarla in gesti così rigidi da soffocarla. E quando il Femminile accetta pose che non le appartengono, perde la continuità con la Natura che l’ha generata. Nella costante ricerca della perfezione, l’Artista rischia così di perdere anche il contatto con la sua Musa, quella presenza che lo ha guidato nella creazione di Sé Stesso.

di Roberta Zanzarelli

 

Musa aiutami a capire: Perché ti lasci raffigurare in ruoli che non ti appartengono quando l’armonia selvaggia e indomabile si manifesta nel movimento?

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