Avevamo lasciato gli Auge alla recensione del loro primo EP Cadendo (2022) che faceva da
apripista per il loro primo album In Purgatorio che uscì infatti nella primavera successiva. Il loro
primo lavoro esplorava le contraddizioni che rendono avvincente tutto ciò che è terreno. Dal 2024
il terzetto originale (Sara Vettori al basso e voce, Matteo Montuschi alla chitarra, Mauro Purgatori
alla voce, synth e programming) a cui si è nel frattempo aggiunto Riccardo Cardazzo alla batteria,
inizia a lavorare al suo secondo album (secondo di una trilogia) che è dedicato alle diverse
dimensioni esplorate dalla nostra esistenza (la storia, la cronaca, la fisica, il mito). Con la
collaborazione di Franco Ferri alla produzione, la band fiorentina pubblica il nuovo lavoro intitolato
Spazi Vettoriali il 7 febbraio 2025 per la VREC/Audioglobe.
Prendendo le mosse dal romanticismo
decadente dei Diaframma (e di altri gruppi della new wave italiana dei primi anni Ottanta come i
Neon, i N.O.I.A., i 2+2=5, i Dens Dens, gli Other Side) gli Auge si sforzano di creare una nuova
versione della loro matrice dark che sia capace di fondersi in brani di alt-pop. Le loro visioni di
devastazione e disfacimento sono rese attraverso la più contorta ginnastica cerebrale. I loro
arrangiamenti rimangono sinistri, occulti, alienati ma rimandano contemporaneamente allo spleen
esistenziale che è la vera cifra stilistica del dark insieme a una elegante raffinatezza abile a
mescolare tecnica musicale (basso rombante, batteria tempestosa o metronomica come in La
Teoria) con trucchetti di studio di registrazione attraverso l’uso atmosferico e proteiforme delle
tastiere (gli intro kosmische rock di Icaro che si evolve in un minimalismo dark in forma di requiem
o quello di Ognissanti che si evolve in un originalissimo boogie androide).
Gli Auge pervengono
così a descrivere un senso di desolazione sospesa fra impressionismo iperrealista e urlo
espressionista condotta come una pacata dissertazione ma poi marchiata e rese mutevole da un
cambio di ritmo, da un assolo veemente, da un trucco elettronico. Da questi paradigmi che
trasudano nichilismo e resilienza in ugual misura discendono brani classicamente dark (la
litania/anelito di libera fantasia di Gravità, le ballate di Perdersi e Universi introdotto da uno
splendido arpeggio iniziale di chitarra acustica e concluso da un assolo epico di chitarra elettrica)
oppure caleidoscopiche contaminazioni come i dark-pop manieristici di Firenze e Lei costruita con
ritmiche rocciose, nuvole fluttuanti di distorsioni che poggiano su linee meccaniche di basso al fine
di costruire tensione drammatica, l’alt-pop tambureggiante trasfigurato da trilli intermittenti di
synth e chitarra di Ero Lì, o infine il swamp blues esoterico di Maestrale con estensioni prog-rock
tracciate dalle tastiere. Spazi Vettoriali è un album che scorre come se fosse perennemente
sospeso fra pulsione di morte e volontà deterministica di resilienza. Al punto di vista musicale, con
quest’album gli Auge costruiscono un ponte fra dark e psichedelia distillando una tematica
stilistica che riprende un discorso là dove era stato lasciato da gruppi ingiustamente sottovalutati
degli anni Ottanta come i Chameleons e i Love And Rockets.
di Alfredo Cristallo



