Psicologia pan-fascista sulla massa

(Conversazione al Tempo Zero tra Wilhelm Reich e Atefilos C. Matrenco)

A cura di

Francesco Matteoli

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W. R.: – Buonasera, è permesso?

A. C. M.: – Buonasera, entri pure, si segga dove preferisce e mi scusi del disordine. Nell’attesa può prendere un caffè o un tè, faccia come se fosse a casa sua, ho da inserire la data dell’incontro (Jahr Null), e la raggiungo subito. Bene, eccoci qua, mi scusi lei è? …

W.R.: – Hai compreso?

A. C. M.: – Cosa?

W.R.: – Ciò che leggesti nel tempo in cui potevi interagire con i comuni mortali…

A. C. M.: – Ne è passato di tempo, e di libri, come può notare, ne ho letti tanti, ma non ricordo chi Lei sia e a quali letture si riferisce…

W.R.: – “L’uomo rivestito di corazza è isolato dal contatto immediato con la natura, le persone e i processi vitali. Perciò sviluppa un contatto sostitutivo, che è fondamentalmente caratterizzato dalla mancanza di autenticità. Ogni impulso d’amore incontra la barriera della corazza.” Adesso ti viene in mente?

A. C. M.: – Ah! È Lei, Dottor Reich. Non l’avevo riconosciuta. In agenda non ho nessun appuntamento per oggi. Ma visto che è qui glielo devo proprio dire sa!? Per l’esattezza era il 1996, quando un mio collega mi propose la Sua biografia e da quell’anno in poi, mi appassionai delle Sue ricerche, che la cercai tra gli scaffali polverosi di una piccola biblioteca buia e umida.

W.R.: – Addirittura in una cantina buia e umida, chissà in quanti mi avranno letto…

A. C. M.: – Sicuramente più di una persona, le pagine di un libro in particolare, Psicologia di Massa del Fascismo del 1933-45, oltre ad esser ingiallite e consumate, erano anche sottolineate. E sì! Però il testo che mi ha appena citato, viene da Ascolta Piccolo Uomo redatto nel 1946. È un documento pieno di umanità dal quale ho percepito la sua sofferenza e delusione per questo piccolo uomo. Lo deve aver osservato per molto tempo…

W.R.: – Sì. Solo dopo aver studiato a fondo e per anni il carattere del piccolo uomo comune represso, e le cose come si svolgono realmente dietro le quinte, è possibile comprendere su quali forze poggia il fascismo. *

A. C. M.: – Siccome non mi ero preparato per questo incontro, prima di porle qualsiasi altra domanda, vorrei capire di quale fascismo sta parlando.

W.R.: – Il fascismo veniva generalmente considerato un «partito politico» che come altri «raggruppamenti sociali» esprimeva in modo organizzato un’«idea politica». Di conseguenza «il partito fascista introduceva il fascismo o con la forza o con “manovre politiche”». È stato e continuerà ad essere, a danno degli autentici sforzi per raggiungere la libertà, la dittatura di una piccola cricca reazionaria. È un fenomeno “internazionale” che corrode “tutti” i gruppi della società umana di tutte le Nazioni. *

A. C. M.: – Se ho capito bene… non c’è stato nessun sforzo autentico per raggiungere la libertà, e allora, se questo è un fenomeno tuttora applicato, su quali forze poggia il fascismo?

W.R.: – Nella ribellione delle masse di animali umani maltrattati contro le insignificanti cortesie del “falso…” *

A. C. M.: – Fino a poco tempo fa, la ribellione era rappresentata dalla trasgressione del “fine settimana”, e dagli eccessi di comportamenti insalubri. Se Lei chiama tutto ciò “ribellione”, io lo definisco “perversione perseverante”! Oggi però, qualsiasi tentativo di sfogo eccessivo, viene costantemente monitorato, e all’occorrenza represso. Forse questo fascismo si aspetta dalla massa una reazione vigorosa per aver il pretesto di sopprimerla con ogni mezzo possibile? Tuttavia, sto osservando un convinto mutismo, anzi, a dispetto delle divergenze religiose e politiche; delle differenze culturali, sociali ed economiche; e delle capacità intellettive di ciascun individuo, sembra che tutti si siano allineati ad un pensiero unico. Un pensiero unico che nemmeno Stalin, con la sua dittatura, era riuscito ad instillare nella mentalità della massa, in così poco tempo…

W.R.: – …la mentalità fascista è la mentalità dell’«uomo della strada» mediocre, soggiogato, smanioso di sottomettersi ad un’autorità e allo stesso tempo ribelle. Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario. *

A. C. M.: – Allora l’unico sforzo di libertà è stato quello di deporre i vecchi simboli per sostituirli con altri meno appariscenti. E se la storia trattata in maniera superficiale, ritiene Hitler e Mussolini gli unici capri espiatori della sottomissione del mediocre uomo di strada, significa che in pochi hanno capito i meccanismi intriseci in cui opera il fascismo oggi…

W.R.: – Oggi è chiaro che il «fascismo» non è l’opera di un Hitler o di un Mussolini, ma che è l’“espressione della struttura irrazionale dell’uomo di massa”. *

A. C. M.: – E dietro le quinte? Secondo Lei, chi altri continua ad approfittarsi della situazione?

W.R.: – Il grande industriale e il militarista approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi, dopo che questi si sono sviluppati nell’ambito della generale repressione vitale. La civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto la forma di fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi. *

A. C. M.: – Sì… effettivamente ho notato degli automatismi inediti, come ad esempio, cedere il proprio corpo a procedure invasive di sicurezza, spacciate per normali controlli di routine. Comunque… se il fascismo è “espressione della struttura irrazionale dell’uomo di massa”, in chi e dove possiamo trovarlo per renderlo inoffensivo?

W.R.: – Non è possibile rendere inoffensivo l’energumeno fascista se lo si cerca, a seconda della congiuntura politica, soltanto nel tedesco o nell’italiano e non anche nell’americano o nel cinese; se non lo si rintraccia “nel proprio essere”; se non si conoscono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno. *

A. C. M.: – Come non è possibile trovarlo solo in quell’energumeno rappresentante l’ideologia fascista, e lo si può trovare anche nel più mite campagnolo, e nel ragionevole professore di periferia. Quindi, come possiamo eradicare questa mentalità mediocre e repressa?

W. R.: – Ciò che è vivo può esistere senza il fascismo, ma il fascismo non può vivere senza ciò che è vivo. Il fascismo è il vampiro avvinghiato al corpo dei viventi che sfoga i suoi impulsi omicidi quando l’amore si ridesta in primavera invocando la naturale realizzazione. Lo si può battere soltanto se lo si affronta “obiettivamente” e “praticamente” con una approfondita conoscenza dei processi vitali. *

A. C. M.: – Cosa che finora non è stato fatto… poiché il fascismo interiorizzato è più simile ad un simbionte, ossia quel virus che, adattato al proprio ospite si nutre degli impulsi vitali e nel contempo offre dei meccanismi di difesa inconsci che operano per mantenere salde le proprie convinzioni. È proprio difficile sconfiggere l’ignoranza soltanto con una approfondita conoscenza dei processi vitali…

W.R.: – Ma chi conosce le funzioni vitali nell’animale, nel neonato, nel lavoratore dedito alla propria attività, sia che si tratti di un meccanico, di un ricercatore o di un artista, cessa di pensare servendosi di concetti che sono stati creati dalle malefatte dei partiti. Forse… significa che la vita sarà per sempre vittima e martire del gangsterismo politico e che il politicante continuerà a succhiare per sempre il suo sangue? *

A. C. M.: – Oh! Mi spiazza con questa domanda sanguigna! Mi fa capire che… chi conosce i processi vitali, li utilizza per scopi personali? Supponiamo sia tutto vero… voglio riassumere quanto è stato detto finora: il grande industriale, con l’appoggio del militarista e la complicità del politicante, impartisce precisi ordini al piccolo borghese represso, i quale, come un kamerad polizei esegue senza porsi tante domande, per rieducare il comune uomo di strada, in un contesto simile ad un istituto penitenziario, ma a cielo aperto. Vivono tutti in libertà condizionata…

W.R.: – (…)

A. C. M.: – È vero, stanno vivendo il tempo in cui regna il disordine interiore, ma è un periodo transitorio necessario per raggiungere l’ordine prestabilito, dal quale faranno ingresso pace e prosperità. Così come la tempesta lascia spazio a quiete e armonia, anche quel singolo moto di ribellione dovrà lasciare il corpo del piccolo uomo per renderlo finalmente libero e in pace con se stesso. E chi si oppone al nuovo status quo, non è un ribelle partigiano, bensì un deviato pericoloso da emarginare. Il sostenitore di tutto ciò, ne è fermamente convinto!

W.R.: – L’ostinazione con cui continua a sostenere questo errore è da attribuire alla paura di rendersi conto di come stanno veramente le cose. *

A. C. M.: – Invece se ne rende conto eccome. Come abbiamo appurato, la maggior parte della popolazione è predisposta alla sottomissione. La mente del comune uomo di strada è strutturata per soddisfare le esigenze primarie del proprio corpo. Tradotto in termini pratici, vive per consumare: mangia, beve, respira, partorisce, lavora, inquina, guarda il televisore, gozzoviglia all’apericena, elabora pensieri semplici. Il suo mondo finisce sotto la veranda di un bar e non è in grado di vedere oltre lo steccato. Per questo motivo la sua mente è facilmente riprogrammabile da un piccolo gruppo di persone in grado di comprendere e gestire tutte le dinamiche in atto… ma questo piccolo gruppo elitario, non poteva aspettare il naturale corso degli eventi, pertanto ha deciso di intervenire con i mezzi in suo possesso per riequilibrare il destino dell’Umanità… così ora è sul punto della svolta epocale. Non è più possibile tornare indietro.

W.R.: – Per questo motivo la società umana si trova oggi, ancora più vicina all’orlo dell’abisso. Il crollo della civiltà sarà inarrestabile se i responsabili del lavoro, gli scienziati di tutte le ramificazioni vitali (e non mortali) e i donatori e i beneficiari dell’amore naturale tarderanno a rendersi conto della loro gigantesca responsabilità. *

A. C. M.: – Dottor Reich, nella sua lista mancano tutti gli intellettuali in genere, gli addetti alla cultura, i docenti di qualsiasi livello, i miei ex colleghi, e infine i “neo discepoli di Ippocrate”. Tutti appartenenti alla classe intermedia, che si interpone tra la classe dominante e la classe operaia sub umanizzata, e così, come tra l’incudine e il martello, sono costantemente sotto il giogo di enormi responsabilità, cercano di salvare la propria «moralità» di mediocre perbenista, e pertanto non possono esimersi dal proprio compito di mediatore. Volenti o nolenti devono attenersi al proprio ruolo di kapò, altrimenti interviene l’organo preposto al controllo autoritario, per redarguirli e ricondurli nella retta via. Quello che stiamo assistendo è il crollo dell’Umanità… non della Civiltà! E tuttalpiù, è la scienza che deve assumersi la responsabilità per i crimini commessi in suo nome.

W.R.: – Questa conclusione trova la sua conferma negli avvenimenti internazionali degli ultimi quindici anni! *

A. C. M.: – Aspetti Dottor Reich! Non se ne vada, per favore resti ancora un po’. Abbiamo altre cose da dirci, ad esempio su come la dittatura sfrutta la crisi… se n’è andato, peccato! Volevo ringraziare il Dottor Reich per aver condiviso con me, la Sua opinione sul fascismo. E ringrazio il lettore per la sua attenta e paziente lettura. Questa sessione termine qui.

 

Nota del Curatore: – Sia Wilhelm Reich che Atefilos C. Matrenco, si rendono perfettamente conto dell’enorme responsabilità che deriva da simili affermazioni. Augurano, nell’interesse del nostro mondo tormentato, che le masse lavoratrici si rendessero conto con altrettanta chiarezza della loro responsabilità per quanto riguarda il fascismo.

Personalmente spero che si sbaglino in tutto.

(*) La versione estesa e più dettagliata degli interventi di Wilhelm Reich, li puoi leggere nella: Prefazione alla terza edizione corretta e ampliata (p. 11), nel libro PSICOLOGIA DI MASSA DEL FASCISMO

Cenni biografici di:

Wilhelm Reich (1897-1957), nacque in un paesino della vecchia Ucraina, oggi può essere considerato uno dei personaggi più rivoluzionari del secolo scorso.

Una personalità complessa e poliedrica, un ingegno versatile che gli ha consentito di approfondire discipline notevolmente diverse tra loro.

Si è occupato di psicologia, sociologia, biologia e fisica introducendo in questi campi idee radicalmente nuove.

Allievo di Sigmund Freud, divenne noto per le sue ricerche sul ruolo sociale della sessualità.

Sulla base di questa idea, negli anni tra il 1920 e il 1930, tentò di integrare tra loro la psicoanalisi e il marxismo.

Questo sforzo lo portò alla fine degli anni 30, poco prima che l’Europa fosse inghiottita dalla catastrofe della guerra, alla scoperta in natura di una nuova forma di energia, a cui diede il nome di orgone: un’energia che permea tutto l’Universo e che è alla base dell’esistenza dei fenomeni del mondo animato e inanimato.

Reich rivelò un coraggio ed una forza d’animo notevoli per uno scienziato ebreo dell’Europa degli anni ‘20 e ‘30.

Le idee nuove di Reich sono state molto osteggiate e sottoposte ad un linciaggio scientifico e culturale.

Un linciaggio anche “fisico” se si pensa che il 19 marzo 1954 un Onorevole Giudice degli Stati Uniti, Paese simbolo dei diritti civili, emanò un’ordinanza alquanto vergognosa con cui si disponeva il rogo dei più significativi libri di Reich.

La sua persecuzione terminò con la condanna a due anni di reclusione e il 3 novembre del 1957 morì in carcere per un infarto, a pochi giorni dalla sua scarcerazione.

L’avvento di Hitler costrinse Wilhelm Reich a trasferirsi all’estero. In Danimarca e in Norvegia continuò le sue ricerche. Fu proprio allora che iniziò a sostenere che l’energia chiamata libido che per Freud aveva un valore solo astratto, potesse essere un’energia concreta e misurabile e che, come una sorta di corrente, fluisse nel corpo fino a raggiungere la massima intensità nell’atto sessuale. Queste sue idee, gli regalarono l’odio di nazisti, stalinisti e anche psicanalisti. Questi ultimi soprattutto, lo denigrarono con forte accanimento. E fu anche per causa loro che lasciò l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti dove, al momento dello sbarco, venne immediatamente internato in qualità di sospetto nazista.

Prima ancora, comunque, i suoi esperimenti lo avevano convinto dell’esistenza effettiva di un’energia vitale, simile all’elettricità ma distinta, che aveva chiamato orgone. Individuò quello che secondo lui era la causa del cancro e seguendo le proprie idee, cominciò tramite il suo laboratorio, a distribuire accumulatori orgonici in grado secondo Reich, di ricaricare di energia chi ne faceva uso. Questa fu l’occasione, per la “Food & Drug Administration” per vietarne la diffusione. Wilhelm Reich ignorò l’ordinanza. Questo ebbe come prima conseguenza il rogo di tutti i suoi libri, non solo quelli riguardanti l’orgone, ma anche La Rivoluzione Sessuale, L’Analisi del Carattere ecc. A seguire, due processi e il carcere. Wilhelm Reich morì solo due anni dopo, nel 1957. Il suo ultimo manoscritto venne distrutto.

Cosa resta del suo pensiero? Molte delle sue idee sono ormai normalmente accettate come quella di un’unità funzionale tra mente e corpo, e di una prassi terapeutica che permetta di intervenire su entrambi. E anche la validità di alcune tecniche che sono ormai riconosciute da psicologi di differenti scuole.

Rimane la questione dell’energia orgonica riguardo alla quale alcune osservazioni di Reich hanno già trovato riscontro.

Fonte: https://www.macrolibrarsi.it/autori/_wilhelm_reich.php

 

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