PUNTO DI FUGA

“Anticamera” di Francesco Matteoli

L’inizio

Dentro di me, grumi scuri incominciarono a formicolare fino a vorticare pericolosamente, e così, mosso da un impeto incontenibile, presi dall’astuccio una matita e marcai alcune linee dall’apparente groviglio senza forma. Dal centro del foglio, pian piano, emersero forme geometriche abbozzate – il disegno – incominciò ad avere vita propria. (0)

Quattro uomini immoti

Mi ero fissato a ornare minuziosamente lo specchio dietro al bancone del bar, la tazzina da caffè, lo sgabello ed il pavimento a losanghe in bianco e nero, ma non mi accorsi che là dentro c’erano quattro uomini attempati, come sempre silenziosi, immoti e invisibili se ne stavano seduti davanti al bancone. Solo dal riflesso dello specchio mi accorsi della loro presenza. Non volevo guardare oltre, ma i miei occhi scorsero ugualmente quel dettaglio raccapricciante. Dalla bocca di ognuno di essi scendeva una lingua lunghissima che lambiva la cintola. Le punte ondeggiavano nell’aria. (1)

Il crocicchio

Le strade adesso erano abbastanza dettagliate, fin troppo per un foglio di modeste dimensioni.

Come avevo notato fin dalle prime tracce, alcuni passanti, avevano l’abitudine di radunarsi in file di quattro e unirsi ad altre file, fino a formare lunghe colonne che fendevano la nebbia nel più assoluto silenzio. (2)

Nel crocicchio tra via Basilio e via Teofilo, tutte le pittoresche bottegucce erano aperte, ed esibivano un sorprendente ventaglio di mercanzie, talora le merci ammucchiate invadevano la strada. In nessuna delle botteghe si vedeva un cliente. (3)

Gli edifici privi com’erano di ogni rifinitura e di ogni minimo abbellimento apparivano sempre più squallidi. Del resto, tutti gli immobili di quell’abitato parevano disegnati nella stessa maniera sommaria, di sicuro era la cittadina più brutta che avessi mai visto, e non solo sotto il profilo artistico.

Eppure, mi sembrava di aver rivisto questa scena altrove, forse nella città celeste dalle dodici porte? O nella città immortale adagiata sulle rive dell’Oñar i Ter, dalla quale partirono le tracce del Magister? Oppure, è l’immagine speculare di un luogo a me familiare, dove, chissà perché le persone si comportano esattamente nella stessa maniera… (4)

Formica o lumaca?

– Ma cosa sono questi? – mi chiesi senza riuscire a nascondere il ribrezzo che provavo. – Forse delle vittime? O, per usare le parole di qualcun altro: sono gli abitanti di questo luogo fuori dal mondo, che scontano così le proprie pene nella vana attesa della salvezza?

Tornai a posare le matite su quegli esseri per definirli meglio, e compresi – Essi vivono una temporanea vita da spettro, da insetto, oppure da mollusco, è questa la punizione: vivere, dopo la morte in un corpo più vile di quello posseduto in vita. – Con vigore impressi tutti i peccati commessi, nelle anime nere, nel carapace di un insetto, o nel corpo molliccio di una lumaca verde. E la pena consiste in una permanenza più o meno lunga in quelle sagome. Tanto che, una volta liberati da quegli involucri transitori, conservano le abitudini di camminare in fila, di trasportare carichi molto superiori al loro peso, o di strisciare lungo i muri…

– Una falsa dunque, una rappresentazione grottesca, ma perché?

– Perché dovevo far vivere i prigionieri in attesa di processo in un contesto simile a quello che avevano conosciuto in vita! (5)

Finale

Ora, che ho finito il disegno, mi accorgo di far parte di questo maledetto allestimento! Quando ancora mi illudevo di essere l’artefice delle mie creazioni; di plasmare le forme a mio piacimento; di avere l’assoluto controllo di ogni mezzo a mia disposizione; e quando ancora credevo di vivere, tentai più volte di fuggire da questo luogo, ma, mi ritrovavo sempre qui, come se non fossi mai partito! O, è questo luogo scolorito e privo di vivacità che ha creato me per esserne il custode? Come unico testimone consapevole delle mie e altrui colpe, sono condannato a seguire ogni movimento della mano, in preda all’impeto incontenibile di disegnare l’infinito punto di fuga!

Scena 1 – 2017 (I) p.13

Scena 2 – 2017 (II) p.37

Scena 2 e 4 – 2019 S. C. s/A – (II) p.37

Scena 3 – 2017 (VI) p. 130; p. 131

 

Scena 5 – 2017 (VII) p. 339 (XVI) p. 387; p. 389

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