HANDLOGIC Nobodypanic

Il progetto Handlogic nasce a Firenze nel 2016 come gruppo di alt-pop influenzato dall’elettronica.
Il loro lavoro d’esordio esce nel dicembre dello stesso anno e s’intitola semplicemente EP (infatti è
un EP di soli 4 pezzi per 16 minuti di musica) e riceve un’ottima accoglienza dalla stampa di settore
tanto da produrre due anni dopo un disco gemello dal titolo di EP Remixes con interventi di
Alberto Ferrari (Verdena), Appino (Zen Circus) e Giulio Ragno Favero (Teatro Degli Orrori). Il
gruppo si fa notare in importanti manifestazioni vincendo nella Toscana100band e il Rock Contest
di Controradio. Nei due anni successivi la band intraprende un lunghissimo tour fra Italia ed
Europa (Germania, Repubblica Ceca e Svizzera) di oltre 100 date nel quale presentano il loro stile
eclettico e raffinato, un misto di soul, R’n’B, trip hop ed elettronica con partiture jazz e ritmiche
downtempo. Il gruppo partecipa anche al MI Ami Festival, suona negli studi di Radio 2 e Radio 2 e
apre i concerti dei Primal Scream e di Paolo Fresu. A questo punto il gruppo, un quartetto
composto da Lorenzo Pellegrini (voce e chitarra), Leonard Blanche (tastiere), Alessandro e Daniele
Cianferoni (rispettivamente basso e batteria), entra in studio per registrare il primo LP che esce il 3
maggio 2019 col titolo di Nobodypanic per la Woodworm label. Nel nuovo album presentato come
uno sguardo sulla dualità fra lato oscuro e luminoso dell’anima umana, la band conferma
l’approccio degli esordi in un lavoro che si presenta già più compatto e convincente.
Sostanzialmente gli Handlogic concepiscono la canzone come una specie di scatola di montaggio
dove i vari stili vengono assemblati per costruire giocattoli tonali e spesso anche atonali simili alla
frizzante muzak di Brian Eno e alle armonie intime, rilassate e tenere che costellavano il cool jazz
dei primi Everything But The Girl.

Il loro paesaggio sonoro si mantiene costantemente vario e piacevole ispirandosi a tutti gli stili ma senza copiarne veramente nessuno, un atteggiamento al tempo stesso epigonico ed elegiaco tipico dei filoni post-qualsiasi cosa (punk,trip.hop, soul, jazz)..
Anzi il nuovo disco riesce anche a mettere ordine al caos creativo determinato dall’affastellarsi di
generi adattandoli a un umore più calmo e pensoso attraverso una produzione tanto multiforme
quanto lambiccata. Nei 34 minuti del disco si susseguono il soul cocktail lounge con chitarre rock
contrappuntate da ottoni soul di Supernatural, l’impressionismo minimale con tracce di glitch di
Ego che prosegue nel successivo Communicate (il loro singolo apripista) almeno finché si trasforma
grazie al sapiente uso dell’elettronica in un sinistro baccanale armonico al limite dell’atonalità. A
questo punto gli Handlogic mettono genialmente mano alla loro personale versione di jazz con la
notturna e pastorale Long Distance Relationship e la più inerte Perched, al loro chamber pop con
Scribbles cadenzata e arricchita da variazioni folk e soul-jazz e A Little Life (tratto dall’omonimo
romanzo di Hania Yanagihara) suonata come un pow wow al rallentatore. Si chiude con il soul
funky robotizzato di Gratitude e con la loro stravolta versione di Paranoid Android, il brano dei
Radiohead che nelle loro mani si trasforma in uno ska rallentato e quindi sovraccarico di tensione
fino ad evolversi in un progressive formale caratterizzato soprattutto dal martellante cantilenare.
Lo stile e il metodo di composizione degli Handlogic evidente tanto nel suono brillante dei loro
brani quanto negli arrangiamenti fantasiosi rivela come il loro sound si affida principalmente ai
contrasti deformando la struttura classica della canzone la quale tende ad andare alla deriva
mutando continuamente tempo, chiave e strumentazione con un effetto che serve ad aumentare
l’enfasi emotiva ma in maniera più cerebrale della semplice canzone pop. Collaborano al disco un

intera sezione di ottoni (Federico Angeli al sax baritono e tuba, Paolo Petrecca alla tromba e
flugelhorn, Gabriele Ricci al corno francese, Andrea Angeloni al trombone), una sezione d’archi
(Elisa Mori al violino, Khulan Ganzorig alla viola, Stefano Aiolli al violoncello) più Pablo Escobar
(contrabbasso) e Francesca Gaza (voce). Tutti i brani sono scritti da Lorenzo Pellegrini.

di Alfredo Cristallo

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