ACID JACK FLASHED AND THE PYLLS The Invisible Men

Acid Jack Flashed è il moniker del chitarrista e cantante Giacomo Premoli. Proveniente da Varese e attivo da oltre 20 anni, ha suonato durante la sua lunga carriera vari generi (punk, ska, prog, psichedelica, new wave, folk irlandese e americano, country, bluegrass, beat, garage, rock demenziale). Ha fatto parte di diversi gruppi dell’area (Axeugene, Freak Fairies, Borley Rectory, Sgt. Peppers, Burraska, Pure Genius, Bird Strike Test, Field, Buco Del Duo) e suonato in concerto con artisti come Ruth Gerson, Willie Nile, Eric Andersen, Buddy Miles, The Cyborgs. Nella sua carriera ha composto più di mille canzoni e 15 di queste sono entrate nel suo primo LP Washing In Dirty Water Part 1 uscito per la Under My Bed Record nel 2013. E’ apparso nelle compilation Musica Varese (2002), No Varese (2009), Going Back Home (2009; pubblicato in USA), Ewe Mama voll. 1 e 2 (2012 e 2013). Una sua canzone è nella colonna sonora del film L’Uomo Con Il Toscano di
M. Comolli e P. Franchini e ha vinto il Paz Contest del 2014. Successivamente ha formato un suo gruppo, the Pylls, insieme a Bob Verde (chitarra e sax), Giuseppe Fiori (tastiere, ukulele), Lucio Visinoni (basso) e Andrea Guglielmi (batteria). Il loro nuovo album intitolato The Invisible Men è uscito alla fine si Settembre del 2017. Considerate le sue influenze non è difficile immaginare come il sound di Acid Jack Flashed s’inserisca nel filone del revival, cioè di un genere che fa della riscoperta di stili dimenticati (generalmente degli anni Sessanta) uno strumento contro la mercificazione del rock attuata attraverso la cooptazione all’interno della musica mainstream degli stessi generi che erano nati come emblemi di rottura delle convenzioni sociali e musicali.
Quest’atteggiamento di riscoperta archeologica delle radici del rock punta al ripescaggio
generalizzato dell’intero spettro del panorama musicale degli anni Cinquanta e Sessanta, filtrato attraverso lo spirito punk (che ne rivela il sottofondo oltraggioso attraverso la ritmica epilettica) fino a creare veri e propri esercizi di arte post-moderna. L’intero humus dell’album allegro, variopinto e lambiccato tende a coniare un verbo antiquato che sembra però più attuale e trascinante di quasi tutta la musica che si ascolta oggi sulle tracklist di Spotify. Lo spirito ribelle del sound aggiornato alla frenesia punk è ulteriormente movimentato dagli stacchi r’n’b del sax e da un organo efficacemente e rigorosamente acido. Sorretti da una ritmica e d una chitarra esuberante, i brani dell’album sono un campionario di stili Sixties in cui alcuni elementi di quel sound vengono di volta in volta detonati mentre altri vengono messi a dormire. Il genere beat viene saccheggiato in lungo e in largo ma sistematicamente rimodellato con l’iniezione di variazioni stilistiche. Abbiamo così il beat psichedelico (la title track), quello più blues (Mother Of Human), quello più punk alla Clash (Lovetrouble), quello più pastorale ed etereo alla Donovan (The Thieving Blackbird), quello più Jingle jangle alla Alex Chilton (Discipline) ma saturato da frasi dense di organo. Alla girandola musicale messa in moto dalla band non potevano mancare gli omaggi al folk-rock dylaniano (I’ll Be Your Hobbit), al surf rock (No Sir e Letting Go, il primo più tex mex, il secondo più morriconiano) mentre episodi più complessi e lambiccati sono il pop alla Kinks di Spiders e l’hard rock di I Wish I Did ambedue frastagliati da variazioni jazzate e progressive. Si chiude con End Of Summer celebrazione del raga rock e dell’era della Summer Of Love. The Invisible Men è un album semiotico e filologico: lo spirito amatoriale viene disinnescato in impianto formale e barocco che compone un viaggio psicanalitico dentro la cultura musicale degli ultimi sessant’anni. L’album è prodotto dalla Areasonica Records.

di Alfredo Cristallo
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