Lucio Aimasso, LA NOTTE IN CUI SUONÒ SVEN VATH

 

Lucio Aimasso io lo adoro. Lo conosco da quando eravamo bambini e lui a differenza dei protagonisti del suo romanzo è sempre stato un gran sognatore. Lo ero anche io e lo sono tuttora… Ma la verità è che intorno a noi non c’era nulla che facesse sognare. Davvero il futuro era la nostra ossessione, perchè proprio non ne vedevamo uno. Lui è riuscito a trasporre tutte queste sensazioni in qualcosa dal senso compiuto. Il cinismo di fondo era tipico di quegli anni, ci riguardava, tutto ci scorreva addosso, riguardava tutti noi, il nostro gruppo, gli amici degli amici e anche quelli che non conoscevamo nemmeno. Non volevamo lasciarci toccare da nulla anche se in provincia tutto ti sta stretto… Ora purtroppo il futuro è ancora più incerto che allora per i millenial, ma a quanto pare il mondo non finirà domani  se Trump e Kim decidono di risolverla con una partita a carte. Diversamente potrebbe restare appena il tempo di finire di leggere questo toccante libro prima che tutto sia perduto… 🙂

Chiara Moraglio

Cari lettori, quello che avete in mano è il primo esordiente italiano dopo tanto tempo e tanti libri scritti da autori stranieri e non potremmo essere più felici. La notte in cui suonò Sven Vath è il romanzo generazionale dei ragazzi nati negli anni ’80 e ’90 (la mia generazione insomma), un pugno in pancia vero, ma dolcissimo, uno di quei libri che una volta letti è impossibile scordare. Da lettore, uno dei miei grandi crucci è sempre stato quello di non avere un romanzo che parlasse di me da adolescente, che raccontasse la rabbia e la noia di chi vive in provincia e sa di non aver nessun futuro davanti, come lo erano stati “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e “Trainspotting” per le altre generazioni.Ecco, la prima volta che ho letto la notte in cui suonò Sven Vath mi si è stretto lo stomaco. Qualcuno lo aveva scritto, e l’avremmo pubblicato noi. E’ come se Lucio si fosse seduto accanto a un me sedicenne, mi avesse chiesto come stavo e si fosse messo a prendere appunti. Ne è uscito un ritratto cinico e mai moralista, una storia che fa sognare e lascia l’amaro in bocca, il racconto di chi i sogni non ha mai potuto farli.Insomma, ne è uscito un libro che mi porterò dietro sempre!

Martino Ferrario, direttore editoriale CasaSirio

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