SKOM Chi Odi Sei

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Skom è una band mezza emiliana e mezza siciliana, il cui nome è l’acronimo di Some Kind Of Make-Up. Si sono formati nel 2009 sul nucleo originario di Martin Rush (synth, basso, beats, voci) e Gianluca “Graeme” Grementieri (chitarra e voce; già con gli Statuto). Quando l’anno dopo Graeme sposa Ester Santacroce (già chitarrista e voce dei La Cruz), la stessa viene introdotta nel gruppo che nel 2013 assume la stabile formazione in trio. La prima uscita ufficiale è una cover di Gennaio storico brano dei Diaframma, il cui celebre chitarrista Federico Fiumani appare in un cameo nel videoclip dello stesso brano. Segue l’anno dopo l’EP Funf di 5 pezzi (funf significa cinque in tedesco) registrato sotto la guida di Paolo Favati storico leader dei Pankow. Nell’aprile del 2017 esce finalmente il loro primo full lenght LP dal Titolo Chi Odi Sei concepito e registrato fra lo studio Indigo di Palermo e lo studio Cosabeat di Forlì. L’album si focalizza sulla Magna Grecia ancestrale, culla della storia di cui siamo discendenti ma anche di una violenza che isterilisce la vita e le passioni in un grumo di odio inestinguibile. Il costante riferimento all’Odissea e alla mitologia greca ravvisabile nei titoli dei 9 pezzi di cui è composto dà all’opera una dimensione epica.

Musicalmente, come peraltro ci si può facilmente aspettare date le collaborazioni e l’ambiente in cui hanno lavorato, lo stile degli Skom aggiorna i fasti della new wave fiorentina degli anni Ottanta, riesumando le lugubri melodie e le atmosfere oscure e oppressive dei Diaframma, i toni cupi del dark elettronico dei Neon e l’eleganza evocativa dei primi Litfiba. L’iniziale Arpie un dark avvolgente con un finale dilaniato da urla belluine e chitarre screziate all’unisono dà il tono medio del disco che scivola agevolmente fra post punk cadenzati e minacciosa (Sei Chi Odi e Nuddu Ca Veni), fra synth dark violenti ed efferati (Penelope, Nausicaa), per trionfare nel dark bisbigliato alla Cure di Circe condotto con tanto di chitarre addensate (nel senso di saturazione sonora). Le lugubri litanie degli Skom raggiungono nuove vette di catastrofismo in Scilla e Polifè, dove si lambisce la barbarie metallica e il funk elettronico degli Swans. Alla fine il miglior brano dell’album è Motzu Zao O Ku Kai, un power pop cadenzato e oscuro che ruba parecchio alla psichedelica epica dei Black Angels. Per quanto fortemente derivativo, il neo dark degli Skom mantiene tutta la forza e l’atmosfera decadente e il sentimento di tragicità latente della scena musicale fiorentina degli anni Ottanta. La Santacroce che canta metà dei brani aggiunge un pizzico di arcano mistero (il riferimento più ovvio è Siouxsie Sioux). Sorveglia i lavori in cabina di regia e dà una mano agli strumenti Franco Naddei (synth, beats, droni, chitarra, voci e percussioni) e la graditissima ospite Simona Norato (synth, mellotron, piano, voci, percussioni). La produzione è della Pippola Music/Audioglobe

di Alfredo Cristallo

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