EUROPA SEGRETA (part 2)

[PART 1]


Frontiere Spinate

Non sarà mai possibile prevedere il numero d’immigrati che un paese accoglie. Sono in gioco troppe variabili indipendenti. Inoltre non bisogna considerare solo le cifre assolute. Processi di apprendimento e di adattamento socio-psicologici non si possono accelerare a piacere. Presso popolazioni inesperte, un aumento improvviso delle quote può provocare reazioni quasi allergiche1

Ma le ondate migratorie provocate dai portatori di pace nel Medio Oriente; la fuga improvvisa dell’Africa verso il nord, sono sì o no in relazione col bisogno d’accoglienza di immigrati che ha l’Europa? Sembrerebbe non ci sia nessun nesso. Anzi, le tensioni alle blindate frontiere, confermerebbero il rifiuto, eppure, e non è un caso se la Germania si è dichiarata sin da subito disposta a offrire asilo ai siriani, e tanto si è organizzata che l’accoglienza e la seguente assimilazione sono diventate un affare di Stato; anche l’Italia è disposta all’accoglienza purché se ne occupino cooperative e associazioni di varia natura, tutte discutibili, così come lo Stato italiano, che non ha un vero piano nazionale. Questi due modus operandi presi ad esempio, fanno pensare a un’Europa disunita e nell’incoerenza non ammette il suo disperato bisogno d’immigrati, nonostante sia evidente sin dal 1918, non se lo vuole ricordare. Ricordare cosa? La curiosità mi ha portato a fare delle domande là dove sembrano mancare delle risposte, e non le si trova perché si cerca solo quel che si conosce, tuttavia la curiosità da sola non basta per uscire dagli schemi, c’è bisogno di tempo e dedizione; ad esempio, digitare su un qualsiasi motore di ricerca la seguente frase: new report on replacement migration issued by un population division, non è stato affatto facile, di conseguenza ho dovuto seguire criteri più rigorosi; finalmente, nella sezione del Dipartimento di Economia e Affari Sociali dell’ONU, ho trovato la conferma, il popolo europeo declina verso l’invecchiamento e senza un ricambio generazionale lentamente muore, ma non è solo una questione di numeri, l’Europa ha bisogno di nuova forza lavoro per allocarla nei comparti di produzione, dove d’europei non ce ne sono più (o è il caso di correggermi: d’europei non ce ne sono mai stati); pertanto, gli immigranti costretti a fuggire dalle loro terre e privati delle proprie radici, diverranno gli schiavi del futuro, e inconsapevoli di esserlo ci ringrazieranno (a modo loro) per averli liberati dall’estrema povertà che gli procurammo durante il periodo coloniale. Nel Mentre, gli operatori umanitari, oberati di lavoro per uno scopo altruistico, sono complici e prime vittime dell’appiattimento culturale. Tutto ciò accade senza l’ausilio di chissà quale cospirazione planetaria. Imre Ferenczi,2 un collaboratore della Società delle Nazioni, già nel 1925 si chiedeva in che modo, si sarebbe potuti arrivare «a un’equa distribuzione degli uomini sulla Terra, – uomini che per tradizioni, livello di vita e razza sono molto diversi fra loro – senza minacciare la pace e il progresso dell’umanità»


Agenda 21

1) Enzensberger, op. cit., p. 41

2) Altre fonti che ho trovato su Imre Ferenczi, non sono pubblicabili, ma potreste trovarle digitando le parole chiavi “Imre Ferenczi Memorandum” sul vostro motore di ricerca.

3) Idem, p. 47

[PART 3]

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