TUNGUSKA A Glorious Mess

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Il progetto Tunguska nasce nel 2015 fra Forlì e Cesena dall’incontro tra Gennaro Spaccamonti (voce e chitarra) e Nicola Monti (batteria). Dopo averci lavorato su un anno il duo licenzia il suo primo album A Glorious Mess edito dalla Audioglobe. Il sound dei Tunguska è qualcosa di realmente singolare. Innanzitutto le atmosfere e i sottofondi musicali sono sempre reboanti e apocalittici e l’onda d’urto è spesso spaventosa e traumatizzante. La cadenza trascinante, il tribalismo poderoso e il canto psicotico sono quelli della prima new wave quasi come se l’obiettivo fosse quello di descrivere l’efferata violenza psicologica della civiltà industriale.

Più semplicemente gli uragani sonori e le cadenze pesanti e cingolate al limite del suono robotico mimetizzano intelligentemente quelle che altro non sono che canzoni pop. In pratica, mutatis mutandis, i Tunguska mettono in pratica la lezione che fu già dei White Stripes (che guarda caso avevano esattamente la stessa formazione) ovvero usare le distorsioni hendrixiane e le cadenze ritmiche mammoth di tanti gruppi hard rock per confezionare con animo vigoroso quella che può riassumersi come il suono di un’epoca. Chiaramente i power pop mimetizzati da hard blues sono una delle opzioni prescelte: Tomorrow’s Voice, Everything You Know Is Wrong, About It, il roccioso hard-rock a passo di pow wow (simile al blues veroce dei Mountain) di Action Reaction. L’altro formato prescelto è quello del glam rock (uno stile che consente di abbinare frastuono a pop music): Ego Building, Anywhere But Here, Dreaming. Sfuggono a questa dicotomia il potenziale hit strappalacrime di Scratch Your Name e la ballata marziale di Days Go By cantate con un filo di voce adolescenziale, il retro pop di The Night That Left You Cold che ruba il ritornello alle sigle dei film di James Bond e la finale Knives unico reale esempio di noise pop, capace perciò di esplorare con minuzia negli stati alterati della mente. Fra hard rock convenzionale e pop altrettanto convenzionale, i Tunguska sono pervenuti a una forma di canzone che trae vigore sul terreno indistinto nel quale l’eclettico e il derivativo diventano una cosa sola. L’album è stato prodotto da Paolo Mauri che ha dato una mano anche alla strumentazione (basso, tastiere, samples e campionamenti).

di Alfredo Cristallo

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