MUSIC FOR ELEVEN INSTRUMENTS At The Moonshine Park With An Imaginary Orchestra

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A differenza di quello che si potrebbe immaginare Music For Eleven Instruments significa esattamente la sua traduzione in italiano, ovvero non è un combo di 11 elementi che suonano 11 strumenti diversi ma è in realtà la creatura del polistrumentista siciliano di Gela Salvatore Sultano che dopo l’esperienza col gruppo dei Flugge ha deciso di rianimare 11 strumenti (a corda, a percussione, a tastiera + voce ed elettronica) sparsi per casa e ha intrapreso una carriera solista, proponendo un sound ottenuto appunto suonando 11 strumenti diversi (un po’ come faceva Mike Oldfield). Il suo primo album del 2010 Business Is A Sentiment uscito per la Red Bird Records è un album fiabesco e primaverile che ricorda un po’ le vignette innocenti di Kevin Ayers e i bandismi strapaesani in un colorito alternarsi di strumenti che di volta in volta all’interno di un brano assumono la guida della melodia. Sultano aspetta ben 6 anni prima di far uscire il nuovo album a fine gennaio del 2016, intitolato At The Moonshine Park With An Imaginary Orchestra e distribuito dalla Audioglobe/The Orchard. Durante gli anni, la tecnica e l’inventiva di Sultano si sono affinati dando vita ad un’opera che è gioiosamente pop e allegramente carnevalesca secondo una tradizione musicale che parte dagli Holy Modal Rounders e arriva ai Mercury Rev e agli Eels come dimostra il programmatico brano d’apertura Conspiracy Over My Head. Eccentricità e giostre strumentali, poetica dadaista e trepide peripezie armoniche si avvicendano in girotondi mutevoli,surreali, imprevedibili senza un ordine predefinito e soprattutto senza privilegiare una scelta stilistica rispetto ad un’altra. Si passa così dal tango rallentato di Tunnel Vision che si dissolve in un frastuono di fiati e carillon dissonanti al teatro d’avanguardia di Ghost Dogs annegato fra pianole dissonanti, orchestrazioni altisonanti e ticchettii di orologio. La dimensione orchestrale prevale ancora in When The Lights Waits Behind The Darkness arrangiata in un flusso di suoni free form,nella torrenziale Little Spiteful Things e trionfa nella marcetta di Fragile Butterfly Wings e soprattutto in Sorrow Of Some White Birds Turned Black, festival di dissonanze alla Red Crayola (persino un colpo di tosse) tutto basato su un unico accordo ripetuto all’infinito. Più umili e dimessi (ma non per questo meno calcolati) sono il girotondo pastorale di Good Morning Imagination e il folk rock appalachiano di Lost Boats. L’arte di Music For Eleven Instruments è vorticosa, mutevole ed esuberante: lambisce ugualmente il free-form trasognato di Robert Wyatt, il prog-rock più barocco e la psichedelia più serena e giocosa fino a citare nelle partiture orchestrali tanto i musical di Broadway quanto il vaudeville di periferia.

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di Alfredo Cristallo

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