Replica integrale ad Alessandro Tantussi di Paolo Marconcini, presidente GEOFOR

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Intendo rispondere alla lettera del signor Alessandro Tantussi, ricevuta attraverso un giro di email, che ha tirato in ballo il sottoscritto e l’azienda di cui sono presidente in maniera discutibile, con aspre critiche, pregne di un livore francamente incomprensibile. Innanzitutto, non si capisce perché Tantussi faccia riferimento ad un eventuale ricorso alla Magistratura relativamente alla mia lettera critica sulla Tares, nella quale faccio comunque un invito al pagamento della stessa. Semmai è la sua lettera che istiga al non pagamento di un servizio come quello dei rifiuti, che forse potrebbe meritare le attenzioni dei magistrati. Perché incita al non pagamento? Spera forse così di ritrovarsi in buona compagnia? O forse invoca l’intervento della Giustizia perché abbiamo allegato una comunicazione verso gli utenti? Per la distribuzione del materiale inviato, ricorriamo ad aziende private con cui risparmiamo nelle spese di spedizione: anche la lettera in pi contenuta assieme alla Tares, non ha costi aggiuntivi. Prova ne sia che quando svolgevamo la spedizione tramite Poste Italiane, che conteggiava la spedizione a peso, avevamo sempre evitato di aggravare i costi di spedizione, nonostante l’importanza di comunicare con gli utenti, per un’azienda che svolge un servizio pubblico. Oggi questo canale comunicativo lo abbiamo aperto senza oneri in più, anzi risparmiando. La nostra azienda non è un carrozzone: è attenta ai costi e da quattro anni realizza un utile che viene accantonato per gli investimenti. Questo per evitare di non pesare sulle tasche dei Comuni e quindi degli utenti. Tra gli investimenti programmati, il più importante sarà la realizzazione di un impianto anaerobico per il trattamento dei rifiuti organici, la cui raccolta rappresenta uno dei capisaldi della differenziazione. Inoltre: noi non chiediamo nessun anticipo nel pagamento della bolletta dei rifiuti. E’ dall’inizio dell’anno che svolgiamo il servizio per le utenze domestiche e non-domestiche e il pagamento per tale lavoro già svolto lo domandiamo adesso, ossia con sette mesi di posticipo. Sarebbe come comprare un oggetto e pagarlo dopo sette mesi. Per quanto riguarda la sterile polemica accampata sull’ “avviso bonario” da Tantussi, facciamo presente che quella è la dizione utilizzata dai regolamenti comunali. In effetti la Tares è un tributo di cui si riceve la liquidazione, ossia il calcolo. In quanto tributo deve essere notificato nelle forme di legge con ulteriori oneri a carico del contribuente. I comuni hanno scelto che il primo avviso fosse bonario, ossia non notificato al fine di far pagare meno al contribuente. Infine, sul discorso più lieve, elegante, di Tantussi del “Riposificio” per trombati, non so a chi si riferisca: il sottoscritto ha completato con onore la propria esperienza amministrativa, eletto per due mandati dai cittadini, dopodiché è stato nominato presidente di Geofor dagli amministratori pubblici (come da statuto dell’azienda), grazie a competenze derivate da vent’anni di amministrazione pubblica e per aver sempre seguito il sistema dei rifiuti da quindici anni a questa parte. Riguardo al lauto compenso, la mia busta paga è online da tempo sul sito di Geofor (www.geofor.it) e mostra pubblicamente un compenso di circa 2000 euro al mese, per 12 mensilità annue. Non sono mai rientrato tra i “Paperoni della politica” ed ho sempre lavorato, soprattutto al servizio della comunità. Concludo con una personale e dura considerazione in replica alle “cattiverie” di Tantussi che appartiene ad una famiglia di imprenditori: quando un uomo d’impresa si mette a far politica in modo così strumentale e a fare il “capo-popolo” è male per tre cose: per il mondo dell’impresa, per la politica e per il popolo. – See more at: http://www.micsugliando.it/2013/07/03/suggerimento-a-chi-non-ce-la-fa-a-pagare-la-il-bollettino-geofor

Paolo Marconcini, presidente Geofor

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  1. Bene. A prescindere dalle considerazioni di carattere “penale” circa le quali, convinto come sono che il rischio sia assolutamente irrisorio, mi assumo le eventuali responsabilità perché credo che quando si crede in quello che si dice e se ne rileva l’opportunità “politica” (nel senso “apartitico” ed eminentemente democratico del termine, libero se pur ovviamente condizionato dal pensiero liberale e liberista che mi contraddistingue) qualche rischio si debba correre se si ritiene di far cosa utile alla collettività.
    Nel merito dell’avviso bonario l’esimio presidente della Geofor, non entra. Pertanto non mi ha offerto nessuna possibilità di ulteriore ragionamento o ripensamento sulla materia, cosa che avrei fatto di buon grado perché, per quanto oggettivamente “piccoso”, mi impongo sempre di riflettere a fondo sulle ragioni altrui e sempre cerco di mettere in discussione le convinzioni mie ritenendo che il “dubbio” sia una delle prima doti dell’intelligenza umana che purtroppo i questi tempi sembra difettare (mi riferisco al dubbio e non all’intelligenza). In sostanza non mi rimane, perfino con rammarico, che restare del mio parere continuando a pensare che l’avviso bonario Geofor sia un modo surrettizio per finanziare anzitempo un’impresa commerciale. Si tratta di uno strumento di cui le imprese veramente “private” non dispongono e lo si vede dai fallimenti e dalle chiusure che stanno distruggendo il patrimonio industriale e commerciale della nostra povera Italia. Le aziende più o meno pubbliche si distinguono sensibilmente da quelli che continuo a ritenere “pubblici carrozzoni” (pensiamo alla gestione delle acque, dei trasporti urbani recentemente soppressi per quanto riguarda il servizio festivo, i Consorzi Pisa Ricerche e la quasi totalità delle cosiddette “municipalizzate” che distruggono ricchezza invece di produrla) per tre ordini di motivi: 1) sono di carattere monopolistico 2) dispongono di possibilità di finanziamento (come l’avviso bonario) sideralmente superiori rispetto alle imprese private 3) rischiano mezzi altrui anziché quelli propri.
    L’unica cosa che posso condividere della lettera di Marconcini è la modestia del suo compenso, che per altro conoscevo per averla correttamente ricercata già in occasione di una precedente polemica sollevata in relazione all’aumento delle tariffe (anche questa è una prerogativa delle aziende pubbliche, quelle private sono costrette ad abbassare i prezzi anziché aumentarli). Mi sembra che il presidente Marconcini abbia riferito, relativamente al suo compenso, una cifra leggermente inferiore a quella che in realtà percepisce. Ma posso sbagliare. Su questo come su tutto il resto. Di certo Marconcini non mi ha offerto il modo di capire dove e come avrei sbagliato, e di questo me ne rammarico.
    Per amore di informazione renderò pubblico il nostro scambio di idee. Cordiali saluti, Alessandro Tantussi

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