Ultimo Viaggio

Non è mia abitudine raccontare un viaggio, perché non saprei da dove iniziare, anche se ancora sento le sensazioni e le emozioni provate nei giorni di permanenza nel luogo visitato, i volti, le voci, i nomi delle persone con cui ho vissuto e condiviso le mie esperienze, tutte uniche e irripetibili. Generalmente scatto foto esclusivamente ai paesaggi, ma potrei fare a meno della macchina fotografica perché è inutile tentar di catturare su una pellicola tutta l’ampiezza, o il particolare di quell’attimo che solo un fotografo professionista riesce a cogliere; o forse è superfluo catturare con scatti compulsivi per immortalare quella serie di eventi dinamici creati per essere vissuti. Cerco sempre di ascoltare con i miei orecchi, osservare con occhi propri, e per fortuna ho solo una bocca per raccontare e dieci dubbiose dita per scrivere, probabilmente è con il silenzio che riesco a trasmettere ciò che con mezzi convenzionali non saprei descrivere, ma il silenzio non è ascoltato. Pertanto non scriverò nessun reportage, né tenterò di indirizzarvi là dove sono stato.

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Normalmente viaggio da solo, ma una volta giunto a destinazione, trovo altri che come me hanno la voglia di fare, di esser protagonisti di se stessi, di relazionarsi e proporsi, in una sola parola, interagire. Nuovamente mi trovo d’accordo con me stesso: è inutile dialogare con queste persone che condividono in larga parte gli stessi pensieri, lo stesso modo di vedere le cose.

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Prima di partire per questo viaggio umanitario, avevo chiesto ad un mio amico se voleva venire con me, ed egli rispose che non poteva aiutare gli altri perché aveva molti problemi da risolvere e che non li avrebbe risolti a breve, erano e tuttora sono problemi legati al denaro ed a quell’elenco spropositato di tasse e bollette varie da pagare, e quell’ostinazione di divertirsi ad ogni costo. Posso capirlo, dopo tutto, uno stipendio mediocre di €1200,00 al mese come il suo, una persona riesce a stento ad andare avanti in questa vita, e se ora mi ritrovo immerso in questo discorso, non è perché navigo nel lusso, da potermi anche permettere qualche viaggio umanitario ogni tanto, e se qualcuno deve gridare «Aiuto! Non riesco a sostenere questa Vita!…» quel qualcuno dovrei esser io, perché, di fatto, di soldi al mese ne guadagno assai meno di quanto pensano alcuni! Vuoi perché di lavori ne ho cambiati tanti senza trovarne uno soddisfacente alle mie capacità, vuoi perché mi sento un po’ fannullone, ma sta di fatto che non riesco ad integrarmi in questa società che premia il consumista e che offre scarpe nuove per chi sa correre; offre guanti per poter acchiappare meglio le opportunità; offre spinte a chi sa progettare, ma i progetti tristemente declinano con l’esaurimento dei fondi stanziati. Ho smesso di correre e le mie mani sono inadatte ad afferrare le opportunità interessanti, esclusivamente consentite per chi ha degli agganci dall’alto. Sicuramente per ora ho qualcuno che mi sostiene, ma non potrà durare molto il mio status di falso agiato, e questo fatto è uno dei tanti che mi trattiene in questa Italia disastrata; dovrei pensare più a me stesso, essere egoista e fregarmene del prossimo, forse così potrò avere delle soddisfazioni più consistenti. Ma spostiamo nuovamente l’attenzione altrove, lontana dalla calca di individui soli e frettolosi e che arrancano per agguantare un tozzo di pane secco travestito da pepita d’oro. Sì, ho deliberatamente usato la parola “travestito” perché quel tozzo di pane vive e si nutre della speranza di chi s’illude nel trovare una vena aurifera alla fine di tutto questo arrancare.

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Ho una considerazione da fare. In diversi, fanno dell’aiuto umanitario un ponte missionario e dietro ai cosiddetti aiuti c’è in realtà un’altra ragione, che è quella dell’alfabetizzazione tramite il confronto religioso, sperando in una spontanea conversione. Credo, e questa è una mia opinione personale, che si possa chiamare ricolonizzazione di quei Paesi africani divisi internamente da tantissime etnie, da diversi sotto ceppi linguistici e dalle religioni quali l’islam e la cristiana spesso contaminati da credi animistici. Ogni tanto sparisce un padre missionario, rapito da chissà quale movimento ribelle, che sia islamico o filocomunista non ha importanza, dalla parte del torto ci sono sempre i rapitori; e se quel Padre Missionario, fortunatamente n’esce vivo… chi dobbiamo ringraziare? E se sparisce definitivamente, a chi è attribuita la colpa?

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Dove c’è miseria, c’è anche speculazione e corruzione, pertanto, qualora voleste aiutare le Associazioni Umanitarie, non inviategli solamente del denaro tramite bollettini di conto corrente postale od altro, ma siate partecipi attivamente, portando questi aiuti in prima persona, e così saprete cosa vuol dire fame e miseria. Se proprio volete esser d’aiuto.

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Al termine di questo viaggio, ho intuito altri aspetti sulle ONG che prima non riuscivo a comprendere, è che nel mezzo c’è qualcosa che svia l’attenzione dei volontari e dei semplici donatori, un qualcosa che c’induce a sollevare proprio quei punti di domanda che ho poc’anzi posto.

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Vi ricordo inoltre che un quarto della popolazione italiana è analfabeta, od analfabeta di ritorno, o di rigetto. Chi, aiuta il Popolo Italiano ad esser solidale con se stesso?

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